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Maturità, cosa ne pensano i ragazzi dei Licei

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23 giugno 2016 - Estate 2016. Sole, tormentoni in radio, e, per i meno fortunati, maturità. Come la vivono gli studenti? Cosa pensano di questo esame, come gli si approcciano? Presi a campione ragazzi di tre licei scientifici diversi che sono dislocati nella zona di Arese (rispettivamente, tre dal Falcone – Borsellino di Arese, due dal Russell di Garbagnate e due dal Levi di Bollate) è stata loro posta la seguente domanda: “Come stai vivendo la maturità? Pensi che la tua scuola ti abbia preparato a questo momento, dal punto di vista didattico ed emotivo?”.

Dal Russell arriva una risposta chiara, consapevole ma soprattutto matura di Riccardo: “La maturità è solo una situazione ufficiale, il compito del liceo è ben più alto. Il liceo serve a portare lo studente all’interno di un contesto umano, insegnare a relazionarsi oltre che con se stessi anche con gli altri, sviluppare un pensiero maturo. In sostanza, la maturità si sviluppa ben al di fuori delle tre canoniche prove più l’orale. La maturità è solo simbolica di una scelta ben più grande che si compie: chi vogliamo essere”.

Sempre dal Russel una risposta di ben altro tenore arriva da Mirko: “La maturità è solo una faccenda burocratica che lo Stato impone, ma ormai è priva di significato. È risaputo che chiunque venga ammesso, in un modo o nell’altro, esce. Durante l’anno si fanno una serie di prove che stabiliscono con quanto verrò ammesso. Perché non mantenere valide quelle allora? Se le mie prove sono positive, il programma evidentemente lo so. Dal punto di vista emotivo ritengo che il ruolo che gioca la scuola negli anni sia marginale, e la situazione è soggettiva. Credo che una persona che è abituata a mantenere il sangue freddo lo manterrà, così come una persona che si agita sarà tesa durante tutto giugno”.

Dal Falcone altre risposte ancora. C’è chi la vive “più tranquillamente del dovuto, e ciò è un male” (Sveva), chi elogia i professori per l’ottimo lavoro svolto, e si sta approcciando serenamente alla prova, sicuro degli esiti positivi delle simulazioni, addirittura “non vedendo l’ora di fare l’orale”, studiando molto (Federico). C’è chi invece è scaramantico e mantiene il riserbo, per cui “le somme le farò alla fine con i risultati alla mano, non me la sento di parlarne ora” (Luis).

Dal Levi alcuni si trovano sulla stessa linea di pensiero del Falcone: “Nonostante quello che si dice del Levi, sono preparata e so di poter affrontare l’esame con tranquillità” (Martina). Altri sono titubanti: “Ho paura che il Levi non sia allo stesso livello degli altri scientifici della zona, spero che le prove non siano troppo difficili”.

In linea di massima tutti i ragazzi intervistati, chi con risposte lunghe, chi con laconici assensi o scrolli di fronte, non si dicono troppo preoccupati dall’esame ormai imminente. Sono una piccola nicchia o effettivamente gran parte dei maturandi vive così l’esame? Propendiamo per la seconda.

Servizio di Federico Isonni

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