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Facs, assolti gli 11 aresini citati dal Comune. Che deve pagare le spese legali

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12 luglio 2018 - Una causa civile durata tre anni e mezzo e che ha visto il Comune di Arese dichiarato soccombente dai giudici della Quinta Sezione Civile del Tribunale di Milano, che "rigetta le domande formulate" dall'Ente e lo condanna al pagamento delle spese legali per una cifra che si attesta intorno a 124 mila euro, ai quali vanno poi aggiunti i circa 28 mila euro che il Comune ha pagato ai suoi legali. E' questa la sentenza di primo grado della vicenda che ha visto coinvolti quegli undici aresini che all'epoca del conferimento a Intese del centro sportivo erano presidente di Facs e membri del suo consiglio di indirizzo e consiglio di gestione.

E che nel 2014 si erano visti consegnare un atto nel quale il Comune li citava in giudizio per chiedere un risarcimento pari ad una somma di poco inferiore ai 490 mila euro di danni più le spese legali e gli interessi. Somma che l'Ente aveva quantificato, considerando i danni generatisi alle strutture del centro sportivo successivamente all'assegnazione della struttura a Intese (325 mila euro), danni di immagine (100 mila euro) più altre voci minori. Una vicenda che ora che è giunta a termine, almeno con il primo grado di giudizio, queste persone hanno voluto raccontare, e lo hanno fatto nel corso di un incontro pubblico a cui ha partecipato anche Massimiliano Seregni (nella foto), l'avvocato che ha difeso sette di loro.

"La loro esigenza - spiega Seregni - era quella, a sentenza favorevole raggiunta, di esorcizzare tre anni e mezzo di tensioni, di stravolgimento delle vite personali e familiari, vissuti con questa spada di Damocle sulla testa. E questo solo per aver prestato la loro opera del tutto gratuitamente all'interno di Fondazione e per avere in definitiva, come riconosce la sentenza, seguito in tutto e per tutto le indicazioni del Comune nel processo di assegnazione del centro sportivo e nella gestione di Fondazione. Finalmente queste persone possono ora dire a tutti che loro non hanno avuto responsabilità in quello che è accaduto. Nessuno di loro ha motivazioni polemiche. Queste persone vogliono solo finalmente poter raccontare quanto successo. E vogliono anche chiarire, per evitare speculazioni, che da tutto ciò non hanno ricavato nulla, perché nulla hanno chiesto. I 124 mila euro che il Comune di Arese dovrà pagare, come stabilito dal Tribunale di Milano, sono infatti semplicemente il rimborso delle spese legali sostenute che, vista l'infondatezza dell'azione, è stato stabilito dovessero essere accollate a chi aveva iniziato l'azione legale. Al di la del sollievo e del vedere riconosciute le loro ragioni, quello che rimane in loro è il senso di sfiducia nei confronti dell'istituzione che li ha trascinati in tutto questo solo per avere prestato la loro opera gratuitamente, seguendo peraltro le indicazioni e le istruzioni dello stesso Ente che li ha citati in giudizio. L'accusa loro rivolta era quella di aver agito senza seguire la diligenza del buon padre di famiglia. Tuttavia tutte le attività e decisioni assunte sono sempre state valutate con il parere, il consiglio, l'indicazione e la presenza di professionisti, di tecnici, e dei responsabili degli uffici. Di riflesso, visto l'indubbia competenza e preparazione giuridica dei tecnici, questi ultimi, se avessero ritenuto che qualche passaggio nella gestione di Fondazione non fosse stata coerente con la normativa avrebbero immediatamente fatto notare, proprio per la diligenza professionale insita nel loro ruolo, le eventuali criticità e non conformità".

Entrare nel merito della citazione e del giudizio è estremamente complesso, ma fondamentalmente il Comune chiedeva il risarcimento sostenendo che i lamentati danni si erano generati in quanto alle 11 persone chiamate in giudizio era, come detto, mancata la "diligenza del buon padre di famiglia" nel ricoprire i rispettivi ruoli all'interno di Fondazione. Con il Comune si rivolge al giudice in qualità di “socio” di Fondazione esercitando una azione di responsabilità verso gli ex amministratori per i danni arrecati al centro sportivo. Tuttavia, come aveva già rilevato anche dalla Corte dei Conti prima di tale azione, e sottolineato anche nel corso di un consiglio comunale del luglio 2015 dal consigliere Bettinardi, l'articolo 25 del Codice Civile prevede che l'azione di responsabilità nei confronti degli ex amministratori di una fondazione debba essere esercitata dalla fondazione stessa, previa autorizzazione dell'autorità governativa. In seguito all'obiezione dei legali dei cittadini in merito a questo punto il Comune precisava e modificava le proprie domande, sostenendo che si trattava di una azione di responsabilità extracontrattuale da parte di un socio, il Comune stesso, nei confronti degli ex amministratori di Fondazione. Una particolare forma di responsabilità prevista dall'articolo 2395 codice civile per le Società la cui applicabilità a una fondazione veniva comunque contestata dagli 11.

La battaglia legale dura tre anni e mezzo, durante i quali si accumulano pile di documenti, da una parte a sostegno delle tesi di chi ha promosso la causa e dall'altra da parte delle difese, che in particolare rintracciano e producono una serie di documenti, non prodotti dall'Ente, dai quali emergerebbe che nelle principali fasi di assegnazione del centro sportivo dipendenti comunali erano presenti senza sollevare obiezioni nel momento in cui si esercitavano proprio quelle scelte. La sentenza riguardo questi aspetti della causa si risolve con la piena assoluzione degli undici, pur se con motivazioni differenti dal punto di vista tecnico. Il giudice stabilisce infatti che "l'iniziativa diretta ad accertare una responsabilità connessa al ruolo di ex amministratori non è fondata" nei confronti di" cinque di essi, ovvero dei membri del Consiglio di indirizzo "perché gli stessi non hanno rivestito la carica di amministratori".

Per quanto riguarda presidente e membri del Consiglio di gestione "una volta precisato il titolo della domanda in quello di cui all'art 2395 c.c. (non ricorrendo i presupposti di cui all'art 25.3 c.c.), va premesso che, a fondamento della (contestata) applicazione analogica della norma alle fondazioni, il Comune cita pronunce riferite alle società di persone, ai consorzi, alle associazioni ma non alle fondazioni". Al di la di questo aspetto tecnico, il Tribunale di Milano sostiene poi che "quand'anche la domanda venga inquadrata nel più ampio genius della responsabilità extracontrattuale, la stessa è priva di comprovato fondamento".

E il giudice motiva questo passaggio scrivendo che "al momento di individuazione di Intese come socio a progetto, basti osservare che la Fondazione l'ha subordinata all'assenso dell'amministrazione comunale che, con delibera della Giunta comunale n.133 del 20.07.2010, ha preso atto delle predette determinazioni della Fondazione e contestualmente ha dato mandato al presidente 'di procedere con urgenza alla sottoscrizione di un atto preliminare in attesa del perfezionamento degli atti necessari'". Conferma che veniva accompagnata dalla lettera del responsabile di settore affari legali del Comune, che indicava e confermava a Fondazione di procedere in quel modo.

Questa parte della sentenza stabilisce dunque che nessuna responsabilità può essere attribuita alle 11 persone chiamate in causa dal Comune in merito al processo di assegnazione del centro sportivo. La seconda parte della sentenza è invece finalizzata ad accertare le loro eventuali responsabilità per i danni subiti dal centro sportivo nel tempo. E anche qui il Tribunale di Milano rigetta completamente le istanze del Comune con motivazioni diverse, che riportiamo anche in questo caso virgolettate.

"Relativamente poi alla vigilanza sull'operato di Intese - si legge nella sentenza - il Comune di Arese è sempre rimasto responsabile dell'esecuzione delle opere di manutenzione straordinaria del centro sportivo, e ciò in forza della convenzione con cui ha concesso in comodato d'uso detto Centro Sportivo alla Fondazione". Oltre a ciò c'è anche il fattore temporale, con il Tribunale che sostanzialmente, visto anche il passaggio precedente, sostiene che il Comune non ha dimostrato e non si è neppure offerto di dimostrare che i danni si sarebbero verificati quando le 11 persone erano in carica o comunque per una loro condotta colposa o dolosa. E che quindi non è possibile attribuirne la responsabilità ai citati in giudizio: "Non vi è prova - scrive infatti il giudice - né il Comune si offre concretamente di provare, che i lamentati danneggiamenti al Centro Sportivo siano imputabili a una condotta dolosa o colposa degli odierni convenuti piuttosto che riconducibili alla situazione venutasi creare successivamente alla loro uscita dalla Fondazione, e precisamente dal novembre del 2011 - epoca in cui il Centro Sportivo è rimasto in sostanza privo di gestione dopo l'annullamento del procedimento di assegnazione a Intese - o dal gennaio 2012, quando cessati a loro volta i nuovi amministratori la Fondazione è rimasta priva di organi per inoperatività del Comune, o dopo l'estate del 2012, quando rientrato il centro nella disponibilità giuridica del Comune a seguito della revoca della convenzione con la Fondazione si verificarono atti vandalici a causa dello stato di abbandono".

 

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