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Home Cronaca Cronaca Pietro Bartolo, il "medico di Lampedusa", ospite ad Arese

Pietro Bartolo, il "medico di Lampedusa", ospite ad Arese

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12 marzo 2019 - Il prossimo sabato 16 marzo Arese ospiterà Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa da sempre in prima linea nell'assistenza e nell'accoglienza ai migranti, che, alle ore 18.00, al Centro Civico, presenterà il suo ultimo libro "Le stelle di Lampedusa. La storia di Anila e di altri bambini che cercano il loro futuro fra noi". L'ingresso è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili. A dialogare con l'autore, saranno presenti Giuseppe Girgenti, docente di storia della filosofia antica e medievale all'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, il sindaco di Arese, Michela Palestra, e l'assessore alla Cultura Giuseppe Augurusa. Modererà la serata Eva Musci.

Bartolo ha deciso di raccontare la sua esperienza e il suo impegno per aiutare le persone che ogni giorno sbarcano sulle coste italiane. Un impegno che gli è valso anche numerose onorificenze, tra cui il titolo di “Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana", conferitogli dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il premio Sérgio Vieira de Mello (Cracovia 2015) e il premio Don Beppe Diana. Tra le altre cose, è uno dei protagonisti di Fuocoammare (Orso d'oro 2016) di Gianfranco Rosi.

"È un onore per il nostro Comune – ha dichiarato il Sindaco Michela Palestra - ospitare il Dott. Bartolo, che da oltre 30 anni lavora in prima linea per l’accoglienza ai migranti che arrivano da ogni parte del Mediterraneo e sbarcano a Lampedusa. Ritengo doveroso offrire ai nostri cittadini l’opportunità di conoscere e approfondire un tema tanto dibattuto e confrontarsi con chi ha vissuto in prima persona le storie e i drammi di tantissime persone, uomini, donne e bambini, che scappano da situazioni di disperazione, violenza, abusi. Non facciamoci trascinare dal clima di odio e isteria collettiva: non stiamo parlando di numeri, ma di esseri umani. La speranza è che ognuno di noi possa uscire da questo incontro con qualche consapevolezza in più e riflettere su una delle più grandi emergenze umanitarie del nostro tempo".

"Parafrasando la nota canzone di Lucio Dalla - aggiunge l'assessore alla Cultura, Giuseppe Augurusa, si potrebbe dire: 'Dice che era un brav'uomo e veniva, veniva dal mare. Parlava un’altra lingua, però sapeva amare'. Forse è anche questo Pietro Bartolo, un uomo che con la sua azione ci ricorda che a fianco della banalità del male mirabilmente descritta dalla Arendt, di fronte alla volgare violenza verbale, oggi divenuta patrimonio delle classi dirigenti del Paese, esiste una normalità del bene, una gratuità del bene. Forse è proprio da qui che bisogna cominciare quella lunga traversata nel deserto verso la riscoperta di un'umanizzazione dei rapporti. È da questi gesti, a un tempo straordinari e contrastati, che consentono di salvare le persone senza se e senza ma, che può ripartire il riscatto di un'intera generazione che pare aver smarrito il significato di farsi prossimo".

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