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Partecipate: quali saranno cedute?

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01 aprile 2015 - Le società a partecipazione pubblica in Italia sono più di 11 mila, e dall’opinione pubblica sono generalmente considerate come fonte di sprechi, quando non proprio protagoniste in negativo delle cronache giudiziarie. In realtà questi assunti sono ingenerosi nei confronti di alcune realtà, come ad esempio quelle aresine, che mettono in mostra di bilanci più che positivi e modalità di gestione manageriale. Ma di certo il problema in generale esiste, tanto che il governo, con la Legge 190/2014, è intervenuto sulla materia, obbligando gli enti pubblici a procedere a un’analisi delle proprie partecipazioni di primo e secondo livello, con il fine ultimo di dismettere o liquidare quelle che non soddisfano alcuni criteri stabiliti dalla legge stessa. L’analisi aveva il 31 marzo come termine ultimativo per la presentazione dei risultati e di un piano di azione e fine anno come data ultima per dare seguito alle azioni stabilite dagli enti per conformarsi al dettato legislativo. E tra le partecipate aresine di una certa rilevanza ce ne è almeno una che non ha passato il controllo, e che quindi sarà verosimilmente ceduta.

“Il provvedimento - ha spiegato ieri sera in consiglio comunale il sindaco Michela Palestra - affonda le sue radici più lontano nel tempo, ovvero nel 2008, quando nella legge finanziaria si era iniziato ad affrontare il tema delle partecipate, perché spesso queste presentavano esercizi finanziari in perdita che si riflettevano poi negativamente sui conti pubblici. Già allora si era quindi avviato un processo di dismissione o di liquidazione. Negli ultimi tempi poi maggiore attenzione è stata posta alle partecipate con risultati di esercizio negativi ripetuti negli anni”. Partendo da queste premesse, la legge ha stabilito alcuni punti chiave per identificare quelle partecipate dalle quali gli enti pubblici devono necessariamente uscire, perché non in grado di rispettarli. Tra questi tre criteri rivestono particolare importanza: il primo è che l’ambito operativo della partecipata deve essere funzionale agli scopi dell’ente che ne detiene una quota, e cioè che in sostanza deve offrire servizi di pubblica utilità; la seconda è che i suoi bilanci siano a posto e non generino passivi endemici; la terza è che il numero degli amministratori non deve essere superiore al numero dei dipendenti. Ci sono poi altre condizioni ostative, come ad esempio il fatto che una partecipata svolga compiti analoghi o assimilabili a un’altra. In questo caso la legge tende a promuovere l’aggregazione per arrivare a creare realtà profittevoli e con una certa massa critica.

Delineato questo quadro generale, l’assessore Giuseppe Augurusa ha passato in rassegna le quattro principali partecipate dal nostro Comune, inquadrandole nell’ambito di quanto previsto dalla Legge 190/2014 e, di fatto, identificando quelle dalle quali l’ente dovrebbe uscire entro il 2015. “Premetto - ha iniziato Augurusa - che in questa presentazione andremo a considerare le società di capitali partecipate dal Comune e non le società consortili e le aziende speciali. Un fatto importante da tenere in considerazione è che al 31 marzo, data entro la quale dobbiamo presentare l’analisi, i bilanci non sono ancora chiusi, ragione per la quale, si fa riferimento all’esercizio 2013. Non si tratta di un dettaglio ma non si possono però prendere a riferimento i dati di bilancio del 2014, perché non sono ancora certificati. I parametri considerati in questa relazione sono quelli determinati dalla Legge 190/2014 e cioè che l’oggetto sociale della partecipata sia coerente con le funzioni istituzionali dell’amministrazione pubblica, che la compagine sociale permetta di ottenere economie di scala e di operare su ambiti territoriali, che il numero dei dipendenti non sia inferiore a quello degli amministratori e che gli indici di redditività siano positivi”.

La prima partecipata passata in rassegna è Cap Holding, che in termini assoluti, con i suoi oltre 200 soci è la più grande, anche se la partecipazione del nostro Comune è limitata allo 0,844 per cento del capitale sociale. Cap risponde in pieno ai requisiti di legge, in quanto si occupa del servizio idrico e c’è addirittura un obbligo di legge che impone agli enti di avvalersi, per questo tipo di servizio, di un gestore unico che sia diffusamente partecipato dagli enti locali. Nessun problema nemmeno dal punto di vista del rapporto dipendenti/amministratori, viste le dimensioni della società che conta su oltre 150 dipendenti e un consiglio di amministrazione composto da cinque elementi. Anche il bilancio, infine, presenta numeri positivi. Si possono cogliere differenze di fatturato anche rilevanti anno su anno, ma queste sono in realtà legate a una serie di fusioni per incorporazione attuate dalla società, che le stanno permettendo di acquisire massa critica.

La seconda partecipata analizzata è più nota agli aresini, ed è Gesem. Anche Gesem rientra a pieno titolo nelle partecipazioni che la legge permette agli enti di conservare. Innanzitutto opera in settori che sono di servizio pubblico (rifiuti, tasse locali eccetera). Gesem tra l’altro sta anche attuando processi di accorpamento che vanno a rispettare lo spirito della legge: prima di tutto la fusione tra Gesem e Gesem Tributi di due anni fa e poi l’allargamento della base territoriale, ottenuto attraverso l’ingresso nella compagine societaria di nuovi Comuni soci. Anche il rapporto tra dipendenti e amministratori è in regola. I dipendenti sono infatti 13 e oggi, dopo la recente modifica, si è passati da un consiglio di amministrazione a un amministratore unico. Anche i dati di bilancio, infine, sono positivi: il 2013 si è concluso con un utile di 63 mila euro e il fatturato è in costante crescita.

Tra le partecipate storiche figura anche Smg, e qui qualche problema, secondo l’amministrazione ci sarebbe. “La società - sostiene Augurusa - si occupa della vendita al cliente finale, anche sul mercato libero, del gas, e qui si incontra un primo elemento di riflessione in merito alla coerenza dell’oggetto sociale con le finalità di un ente pubblico”. Al netto di questa “riflessione” Smg non presenta altri elementi ostativi, in quanto il numero dei dipendenti, dieci, è inferiore a quello degli amministratori, uno, e anche gli indicatori di redditività sono ottimi, a livello di quelli di Gesem se non superiori, in quanto ottenuti da una società più piccola. Da segnalare che Smg è una partecipata di secondo livello, in quanto i suoi azionisti non sono direttamente i Comuni ma la partecipata Gesem, che detiene il 75 per cento del capitale. Su Smg va anche ricordato che il restante 25 per cento delle azioni è posseduto da Sige, con la quota che, in seguito alle note vicende giudiziarie, è però stata confiscata dal Tribunale di Milano che attualmente ne detiene la curatela.

Tra le partecipate c’è anche Comunimprese, società con quota pubblica del 55,8 per cento (Arese ne ha circa il 7 per cento), che si trova in una situazione border line. Se il suo oggetto sociale è in linea con gli obiettivi dell’ente, si occupa di sviluppo territoriale e del lavoro, il problema arriva dal rapporto tra dipendenti e amministratori. La società aveva, infatti, un solo dipendente, che si è dimesso, e cinque amministratori. “In queste condizioni - ha spiegato Augurusa - Comunimprese non rispetterebbe i principi di legge. C’è però da dire che i suoi amministratori non percepiscono compenso alcuno e che il Comune di Arese non sostiene oneri per la sua partecipazione azionaria”. Qualche ombra anche sul bilancio, con il 2011 chiuso in forte passivo a causa dell’acquisto di una partecipazione che poi non si è dimostrata redditizia; negli ultimi due anni Comuniprese ha però chiuso il bilancio con un risultato di sostanziale pareggio.

A tirare le fila del discorso è stato poi il sindaco Palestra, che ha formalizzato le decisione prese dall’amministrazione a seguito di questa analisi delle partecipazioni azionarie del Comune: “Seguendo lo schema dell’assessore Augurusa - ha spiegato il sindaco - iniziamo da Cap Holding, che è coerente con tutti i dettami della normativa, ragione per la quale la partecipazione del Comune sarà mantenuta. Abbiamo qualche perplessità sulla costellazione di partecipazioni detenute direttamente da Cap Holding, che sono quindi partecipazioni di secondo livello per il Comune, ma la società ha però già predisposto, e in parte attuato, un piano di razionalizzazione o di dismissioni”. Chi non ha problemi di sorta a soddisfare quanto richiesto dalla Legge 190/2014 è Gesem, che quindi continuerà a essere partecipata dal Comune. Anche su Comunimprese la volontà dell’amministrazione sembra essere quella di mantenerne la quota azionaria: “Comunimprese - ha detto Palestra - è l’unica agenzia del territorio che svolge i compiti del suo oggetto sociale, che sono indubbiamente utili e funzionali agli enti che la partecipano. Il rapporto dipendenti/amministratori dovrebbe comportare la sua soppressione, nonostante i benefici che questa porta al territorio. Benefici che magari non sono economici, ma sono comunque di sviluppo e di immagine. Il tutto senza che l’ente debba sostenere dei costi per il suo mantenimento. Rimettiamo quindi l’analisi all’assemblea soci, che dovrà definire le azioni da intraprendere”.

Non ci sono, invece, dubbi sulla sorte di Smg, che sarà destinata ad uscire dal patrimonio pubblico nonostante generi utili: “La società - ha concluso il sindaco - non produce beni o servizi di interesse generale ma vende gas, e la nostra presenza indiretta nella compagine sociale è in conflitto con la norma. Diamo quindi mandato alla partecipata diretta Gesem affinché nel 2015, con il coordinamento degli altri Comuni soci, definisca le migliori soluzioni volte alla valorizzazione delle quote detenute per una loro cessione. A questo proposito diamo però alcune indicazioni: la dismissione di Smg potrebbe essere fatta in maniera tale da favorire la sua aggregazione a società analoghe. E’ poi necessario che qualsiasi azione venga intrapresa sia fatta a valori coerenti di mercato. Inoltre Smg è comunque percepita come una società pubblica ed è pertanto necessario che chi la acquisterà tenga conto di questo fattore, mantenendo gli sportelli attualmente presenti sul territorio e la qualità del servizio offerto. Sarà infine necessario valutare, ed eventualmente neutralizzare, la questione relativa alla quota in curatela al Tribunale, affinché questa situazione non determini una diminuzione del valore di mercato di Smg”.

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