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Sport ad Arese, quale futuro?

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26 febbraio 2010 - Quattro richieste per l'amministrazione comunale. E' questa la sfida che il Partito Democratico ha voluto lanciare ieri sera a conclusione della tavola rotonda "Il futuro dello sport ad Arese", che come QuiArese abbiamo moderato. L'incontro, tenuto in biblioteca di fronte a una platea affollata e partecipe, ha visto a sorpresa anche l'intervento del sindaco Fornaro. Giuseppe Augurusa ha chiesto all'amministrazione di impegnarsi a realizzare un bando di gara per riassegnare la gestione del centro sportivo e i lavori di riqualificazione, di affidare la direzione generale della Fondazione Arese Cultura e Sport (FACS) a una figura di alto profilo e che non sia un referente di partito, di rispettare le attuali normative in merito alla tracciabilità delle transazioni finanziarie e a fare in modo che la giunta vagli e approvi (o respinga) tutte le modifiche tariffarie.

Le due novità salienti della serata sono infatti l'ammissione da parte dell'assessore allo sport Bartolini e del sindaco che per riqualificare il centro sarà indispensabile individuare un fornitore tramite un bando di gare vero e proprio (e non attraverso una semplice manifestazione di interesse) e che FACS, per potenziarne le funzioni di controllo, avrà un direttore generale a tempo pieno. Amministrazione comunale e FACS non torneranno però sui loro passi e lasceranno la gestione del centro Davide Ancilotto alla società Intese, assicurando anche che tutte le norme di legge sono state e sono attualmente rispettate. Nessuna commento è stato invece fatto rispetto alla figura del direttore generale e alle valutazioni sulle tariffe.

Che lo sport ad Arese viva un momento quanto meno delicato è un dato certo. Fino allo scorso anno l'associazione CCSA gestiva sia il centro sia tutte le attività sportive che vi si svolgevano, ma il cambiare della normativa di riferimento e un'oggettiva scarsa capacità nella gestione patrimoniale hanno costretto l'amministrazione a rimescolare le carte. La storia di quanto è successo la trovate qui, mentre in questa pagina potete trovare anche i pareri dei legali sulla vicenda della manifestazione di interesse. Il risultato pratico è che oggi vediamo qualche luce, ma anche tante, troppe ombre. La luce è relativa ai lavori di manutenzione del centro sportivo, che hanno consentito di inaugurare senza ritardi la stagione sportiva e di riportare la piscina a condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza ai livelli necessari.

Le ombre riguardano invece la frammentazione delle società sportive che offrono sport ad Arese, l'aumento dei prezzi di iscrizione ai corsi e per l'uso dei campi, la difficoltà ad avere informazioni, la mancanza di chiarezza in merito alla possibilità di detrarre le cifre spese per le iscrizioni alle diverse attività, un centro sportivo che era centro di aggregazione di tutta la città e che ora è frequentato solamente da chi vi accede per le attività pianificate. Oltre a questo, continuano a mancare accordi scritti tra tutte le parti interessate, ovvero tra FACS e Intese e tra quest'ultima e le società e associazioni sportive. Secondo l'assessore Bartolini, Intese sta operando sulla base di un "contratto ricognitivo" che dovrà essere finalizzato al più presto.

Nel frattempo ad Arese si sono costituite le società sportive dilettantistiche Arese Sport, Arese Nuoto e Arese Basket, che si affiancano al CCSA. Arese Sport si occupa di tennis, di ginnastica, di bocce e di carte; Arese Nuoto di tutte le attività che gravitano intorno alla piscina; Arese Basket segue il minibasket; e al CCSA sono rimasti calcio, pallavolo, basket e tre corsi di ginnastica dolce. A livello puramente numerico, va segnalato che nella stagione 2009-2010 il CCSA aveva registrato 2.295 soci, mentre per la stagione in corso i soci sono poco meno di 800. Le varie società sportive neonate ne aggregano invece tra 1.200 e 1.300, il che ci fa stimare un calo di presenze pari a circa il 10%.

In questo contesto emergono alcune altre difficoltà. Le tre società neocostituite, e che fanno capo a Intese, sfruttano l'ufficio di segreteria presso il centro sportivo per dare informazioni sulle proprie attività e gestire le iscrizioni, mentre il CCSA è stato letteralmente sfrattato, pur avendo ancora sede legale presso il centro. L'amministrazione ha messo a disposizione, con colpevole ritardo, una sede in via Caduti che si spera diventi presto operativa, ma rimane il fatto che al momento avere informazioni e contatti diretti con il CCSA non è facile. L'associazione, da parte sua, potrebbe anche fare uno sforzo di rinnovamento del proprio sito Internet, che non viene aggiornato da molti mesi e che in questa fase potrebbe costituire un valido punto di contatto con il pubblico.

Alle associazioni e società che operano al centro sportivo si affianca lo storico GSO, che da 32 anni opera sul territorio sfruttando le strutture dell'oratorio Don Bosco. Il presidente Andrea Tonelli ha ricordato che l'accesso al centro sportivo è sempre stato negato al GSO e che forse ora qualche spazio si potrebbe aprire. Del resto la sua associazione annovera oggi quasi 500 iscritti che per fare attività in palestra devono appoggiarsi alle strutture scolastiche, solamente due delle quali sono omologate per le attività sportive delle varie federazioni. E qui spunta il cavallo di battaglia di Fornaro, che sostiene che finalmente, dopo 40 anni, il centro sportivo è ora aperto a tutti coloro che ne hanno bisogno. Resta il fatto che il GSO al momento ne è ancora fuori (e noi gli auguriamo di poter sfruttare le risorse comuni al pari degli altri) e che le pari opportunità tra le società create da Intese e quella storica siano al momento lontane.

A questo vorremmo aggiungere una riflessione. Fornaro sostiene che il comune non si è mai tirato indietro, né mai lo farà, per sostenere lo sport "sociale", dichiarando che "al comune le prime squadre e l'agonistica non interessano".  Il sottinteso è che l'amministrazione comunale identifica lo sport sociale come quello praticato da chi non ha mezzi economici per poterlo fare autonomamente e che per questo viene sostenuto dal comune. Noi ci permettiamo di avere una visione leggermente differente. Secondo noi lo sport è "sociale" perché aggrega le persone, forma i ragazzi e le ragazze e soddisfa il bisogno di svago di tutta la popolazione, sia di chi lo pratica sia di chi semplicemente lo segue da tifoso. Lo sport si declina quindi in formativo, per il mantenimento della forma fisica e agonistico. Questi tre aspetti non sono slegati tra loro e una società o una associazione sportiva bene organizzata dovrebbe essere in grado di seguirli tutti: un bambino o una bambina cominciano imparando, proseguono crescendo, divertendosi e socializzando e arrivano infine all'età matura in cui decidono se praticare sport per il proprio benessere fisico e mentale o se farlo (o seguirlo, da semplici tifosi) a livello agonistico.

In quest'ottica un'amministrazione comunale dovrebbe essere interessata a tutto lo sport. Arese viene da una storia felice, con un centro sportivo grande e bene attrezzato e con un'associazione polisportiva come il CCSA capace di prevedere un'offerta molto completa a costi contenuti. La nuova realtà è ben differente. Ogni società o associazione è destinata a guardare dentro un proprio orticello, forzosamente limitato, imponendo magari a chi vuole fare più di uno sport di iscriversi a realtà diverse, pagando le relative quote, sicuramente più elevate che in passato.

Noi abbiamo voluto fare una semplice stima guardando l'ultimo bilancio del CCSA: mediamente ogni socio ha investito in un anno circa 340 euro. Se un partner privato come Intese intende investire 11,5 milioni di euro nell'arco di 40 anni (tempo attualmente previsto per la concessione), questo significa che per rientrare dell'investimento a ogni socio delle varie società/associazioni bisogna chiedere mediamente 130/140 euro in più ogni anno. Senza calcolare interessi su queste cifre e il legittimo desiderio del partner privato di guadagnarci anche qualcosa. Sono conti della serva, ovviamente imprecisi perché difficilmente calcolabili con esattezza, ma servono a dare l'idea di dove ci potrebbero portare le scelte fatte dall'amministrazione comunale. Tra l'altro, il timore apertamente espresso da Augurusa nel corso della serata è che l'avere affidato gestione e riqualificazione del centro sportivo a una società immobiliare, quale è Intese, possa avere come fine del percorso l'edificazione di una parte dell'area.

Dando invece per scontato che l'attuale situazione sia nata principalmente dall'esigenza di risolvere problemi contingenti, come cittadini di Arese chiediamo all'amministrazione di fermarsi un attimo a riflettere sulla valenza dello sport nella sua interezza e a prevedere dei correttivi che mitighino l'impatto delle scelte fatte fino a oggi. Pensiamo per esempio alla necessità di offrire vere pari opportunità a chi desidera fare sport in città (e non solo nel centro sportivo) e a trovare un modo per non scaricare totalmente sulle spalle dei cittadini utenti dell'impianto sportivo i costi necessari alla sua riqualificazione. Il tutto accompagnato da una trasparenza e un'efficienza amministrativa che negli ultimi tempi sono oggettivamente venuti a mancare.

 

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