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Referendum, costituito anche un Comitato per il No

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17 novembre 2016 - Dopo il Comitato per il Si (leggi qui), che aveva annunciato la sua costituzione già nello scorso mese di giugno, ad Arese, in vista del referendum costituzionale, si forma anche un Comitato per il No. I fondatori sono Anpi, Arese in Testa, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, ma il Comitato è aperto a tutti coloro che vorranno aderire, siano essi partiti, associazioni o singoli cittadini. “Il presidente del consiglio, Matteo Renzi - dicono dal Comitato per il No - ha presentato la consultazione del prossimo 4 dicembre come il suo referendum. Come plebiscito sulla sua persona e sul suo governo. Questa è stata la strada più impropria per dare vita ad un referendum, che la nostra Costituzione presenta come mezzo efficace e diretto di partecipazione”.

Il comunicato che annuncia la formazione del Comitato spiega per quale ragione un gruppo piuttosto eterogeneo dal punto di vista politico ha scelto di condividere il percorso: “Nel caso di referendum sulle riforme costituzionali non è previsto il quorum perché questo risulti valido. Come dire, la Costituzione è di chi si attiva. Per questa ragione, intendiamo attivarci in prima persona, perché la Costituzione non è faccenda governativa, né, tantomeno, plebiscitaria. E’ nostra. Il problema non è essere a favore o contro il governo. Il problema è esprimere consenso o dissenso rispetto a questa riforma deformante, che indebolisce i poteri del Parlamento, accentra poteri nel governo e fa del Senato un docile strumento nelle mani dei governi di turno”.

Il gruppo fondatore illustra infine come intende muoversi da qui alla data del voto: “Il comitato - conclude il fronte del No - è aperto al confronto e al dibattito con i cittadini e con altre rappresentanze sulla sostanza e sugli effetti della riforma. Non si vuole difendere la Costituzione da ogni modifica, ma bloccare questa riforma perché profondamente sbagliata, poiché scardina il sistema di pesi e contrappesi atti a bilanciare il potere delle Istituzioni delle Repubblica. Non si vuole difendere il bicameralismo, ma non si può nascondere che il Senato non è abolito come tanti chiedevano e che, semplicemente, si toglie il diritto di voto agli elettori rendendolo una Camera con parlamentari nominati in modo indiretto. Troppe sono le semplificazioni propagandistiche che abbiamo ascoltato in questi mesi di campagna elettorale permanente. Il nostro vuole essere un lavoro di segno diverso, facendo informazione capillare e trasparente per chiarire i contenuti di questa riforma, evidenziandone le criticità e gli aspetti antidemocratici, e orientare il voto per il No”.

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