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Fondi finanziaria 2004: botta e risposta social tra Passaparola e sindaco

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12 febbraio 2018 - Fino a 50 milioni di euro stanziati nella finanziaria 2004 a favore del recupero dell'area ex Alfa Romeo: è questa la cifra che il sindaco, Michela Palestra, congiuntamente alla Città Metropolitana di Milano e a Regione Lombardia, hanno chiesto venga ora riversata sull'area, al fine di implementare il trasporto pubblico locale (leggi qui). Una cifra sulla cui odierna disponibilità solleva però dubbi Massimiliano Seregni, sulla pagina Facebook di Passaparola (clicca qui). Perplessità alle quali Palestra risponde direttamente sui social, confermando la presenza di quello stanziamento che, pur se non nelle disponibilità, il Comune con Città Metropolitana e Regione, stanno tentando di sbloccare.

Ma andiamo con ordine, partendo da quanto affermato da Passaparola, dove si sostiene che "quella legge finanziaria del 2004 prevedeva che gli interventi di reindustrializzazione e di promozione industriale previsti in un'altra legge per aree che avevano subito chiusure di fabbriche e dintorni venivano i estesi al territori di Arese, Rho, Garbagnate Milanese e Lainate, limitatamente alle aree individuate nell'Accordo di Programma per la reindustrializzazione dell'area Fiat Alfa Romeo. Arese non era tuttavia l'unica area oggetto di quell'attenzione del 2004: vi erano anche gli interventi da effettuarsi a Caserta e a Brindisi. Per tali interventi veniva concesso (nel 2004!) un contributo straordinario pari a 32 milioni di Euro per il 2005, 52 milioni per il 2006 e 72 milioni per il 2007. Oggi a nessuno sfuggirà siamo nel 2018. Chi doveva provvedere al coordinamento degli interventi era la società Sviluppo Italia poi chiusa e trasformata in Invitalia. Quei fondi di 14 anni fa erano quindi collegati in modo esplicito al progetto di reindustrializzazione dell'area ex Alfa del 2004, che non era quello del centro commerciale del 2010 o del 2012. In quel progetto si parlava di un polo per le auto elettriche e similari".

Secondo Seregni dunque quel progetto non esisterebbe più, e quindi i fondi, anche se ci fossero, non potrebbero essere reclamati dai territori: "Il progetto di reindustrializzazione - sostiene il sito - si è concluso  con la realizzazione di alcuni capannoni che sono rimasti sfitti per anni e parte degli interventi programmati mai realizzati, al punto che le aree sono state cedute ad altri soggetti e sulle stesse sono stati avviati altri accordi di programma che hanno trasformato quella reindustrializzazione nella realizzazione di un centro commerciale. Nel 2010, durante l'accordo di programma che comprendeva Rho, poi bocciato, Invitalia precisava in una lettera che 'l'approvazione di quell'accordo di programma' era un primo passaggio per poter 'rimodulare' l'impiego delle risorse che dovevano essere usate per la reindustrializzazione. In quella frase generica si lasciava intendere che con quei soldi si sarebbe analizzata la possibilità di realizzare il famoso collegamento tramite una Metrofilotramvia, del quale non vi era alcun progetto e alcuna certezza. Quindi non è assolutamente vero che quei fondi erano  stati destinati ad un progetto di collegamento tra area ex Alfa e Rho Fiera. L'iter non si è mai avviato e nessun progetto è mai stato sviluppato. Dopo l'approvazione Invitalia avrebbe provveduto ad individuare gli interventi da sottoporre all'approvazione del Ministero dello Sviluppo Economico e ad avviare l'eventuale iter. In quel momento storico, febbraio 2010, otto anni fa, il fondo originariamente assegnato presentava un residuo di 53.3 milioni di euro. L'accordo di programma del 2010 venne bocciato da Rho e successivamente si avviò l'accordo di programma che ha portato all'approvazione del Centro Commerciale".

Nuovo accordo di programma che di industriale, secondo quanto asserito da Passaparola, non avrebbe nulla: "Attualmente - sostiene Seregni - è in corso un atto integrativo che prevede l'ingresso di Garbagnate e un altro centro commerciale al posto dell'autosilo, una pista da sci al posto dei capannoni abbattuti per Expo, un altro centro commerciale al posto dei capannoni abbattuti per Expo , e un allargamento del centro commerciale esistente al posto dei capannoni. Chiunque potrebbe domandarsi: se l'esigenza era quella di usare dei fondi pubblici per supportare una vera reindustrializzazione, di cosa stiamo parlando? Come si può parlare di reindustrializzazione quando si costruiscono centri commerciali o piste da sci?".

Seregni sottolinea poi come di quei fondi si fosse parlato anche nel 2013, con l'allora commissario Pavone che, rispondendo a Luigi Muratori, sosteneva che quello stanziamento non fosse più reclamabile dai territori: "Nel 2013 - scrive Passaparola - il commissario Pavone rispondeva ad un intervento di Luigi Muratori affermando testualmente: 'La mancata ratifica del citato accordo di programma (quello del 2010, ndr) ha fatto venire meno la possibilità di procedere agli adempimenti previsti dalla L.311/2004 (la finanziaria del 2004), ovvero di procedere nella definizione di una concreta proposta progettuale da sottoporre al Ministero dello Sviluppo Economico'. A questo punto se quei fondi risalenti all'anno 2004 non erano più disponibili nel 2013, come affermato scritto da Pavone, come possono essere disponibili a pochi mesi dalle elezioni del 2018?".

Una ricostruzione che però il sindaco Palestra rigetta in pieno, confermando che, seppur non a breve termine, visto che il percorso è appena stato avviato, esista la concreta possibilità di richiedere quello stanziamento, come da lei precedentemente dichiarato nel rendere noto il primo passo compiuto da Comuni, Città Metropolitana e Regione: Mi riferiscono - dice il sindaco - di sterili polemiche sull'esistenza dei fondi Invitalia in merito ai quali ho scritto una lettera congiunta assieme al Sindaco metropolitano di Milano, Giuseppe Sala, e il Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, per sensibilizzare i Ministeri competenti a sbloccare queste risorse e metterle a disposizione per il trasporto pubblico. In un momento in cui si dovrebbe essere compatti per raggiungere un obiettivo comune che interessa tutti, si preferisce insinuare dubbi. Bene, la presenza di quei fondi è stata verificata dall'ufficio di Presidenza di Regione Lombardia ed è stata confermata dall'amministratore Delegato di Invitalia. Come detto è solo un primo importantissimo passo, non si è raggiunto ancora il traguardo. Certo sarebbe auspicabile che si lavorasse insieme per un comune obiettivo ma capisco che per taluni sia un linguaggio che non conoscono, né comprendono. Non importa, gli obiettivi non cambiano e non cambia la determinazione a raggiungere i risultati. Noi continuiamo sulla nostra strada, impegnativa ma concreta, le chiacchiere le lasciamo agli altri".

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