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Martedì 25 luglio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 14

La Malesia di Paolo - Episodio 14

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In questa puntata del suo diario di viaggio, prendendo spunto da una festività nazionale malesiana, Paolo ci parla del buddismo e delle sue principali differenze con le religioni monoteistiche.

Kuala Lumpur, 19 maggio 2011 - Martedì 17 è stata festa nazionale qui in Malesia. Il giorno di luna piena del secondo mese indiano, che cade sempre a maggio o al massimo all’inizio di giugno, è infatti una festa molto importante per i buddisti Theravada (ci sono due scuole principali di Buddismo: Theravada, diffusa a Sri Lanka e nel Sud-est Asiatico, e Mahayana, diffusa in Nepal, Cina, Vietnam, Corea e Giappone); in questo giorno infatti si festeggia la nascita, l’illuminazione e la morte del Buddha storico Siddharta Gautama, detto Sakyamuni, che visse in India nel sesto secolo avanti Cristo. La Malesia è un Paese ufficialmente mussulmano, ma tutte le principali festività delle religioni presenti nel Paese sono feste nazionali e non si lavora. Mi sembra un’importante forma di rispetto, oltre che un’opportunità per conoscere tradizioni spirituali diverse. Purtroppo sono tante le volte in cui in Italia ho sentito parlare male dei paesi islamici, della loro supposta intolleranza e della nostra sempre supposta apertura mentale... Da quando vivo in questa parte del mondo mi sto convincendo sempre di più del contrario...

Ho l’impressione che in occidente più in generale e in Italia in particolare non si sappia molto del Buddhismo, la quarta religione per diffusione nel mondo. Ho sentito persone convinte che Buddha sia una specie di Dio e il Nirvana un altro nome per il paradiso di concezione giudaico-cristiana... Niente di più lontano dal vero: il Buddhismo non concepisce l’idea di un Dio personale creatore del mondo, e il Buddha storico non fu altro che un uomo come chiunque altro che, attraverso pratiche varie tra cui la meditazione (che non ha niente a che vedere con le preghiere come le concepiamo noi), ottenne ciò che si definisce l’illuminazione, cioè l’estasi che porta la consapevolezza di essere parte di un tutto. Questo è il Nirvana, la liberazione dall’attaccamento e dall’illusione di questo mondo, e perciò dalla sofferenza.

Quindi il fine ultimo del Buddhismo è raggiungere il Nirvana. Paradisi ed inferni eterni non esistono nel Buddhismo, non essendo concepibile che ci possa essere un premio od una pena eterna per gli atti compiuti in una sola vita. I buddisti credono nel concetto del karma, ovvero la legge di causa ed effetto: se facciamo qualcosa di negativo per l’equilibrio e il benessere del mondo, l’effetto di quell’azione ricadrà su di noi con la stessa intensità, e lo stesso per un’azione positiva. La cosa che trovo molto interessante nel Buddhismo e nell’Induismo da cui deriva è che mentre le religioni monoteiste danno speranza alla gente promettendo loro la continuità del proprio io, della propria ‘anima’ dopo la morte, il fine del Buddhismo è in un certo senso il contrario: il Nirvana è l’annichilimento dell’io individuale; è, si potrebbe dire, l’assorbimento di questo io nel Sè universale, il ritorno all’unità. Quindi la continuità offerta dal concetto di reincarnazione viene vista piuttosto come una forma di prigionia, mentre il Nirvana rappresenta la liberazione finale.

Quando mi sono svegliato martedì mattina il tempo era stupendo, con un cielo azzurrissimo screziato da nuvole bianche. Il programma per la mattina era di fare un salto al Wat Chetawan, il tempio buddhista tailandese che si trova vicino a casa mia. All’inizio c’era pochissima gente in giro, ma man mano che mi avvicinavo al tempio il traffico e la gente aumentava gradualmente, gente dalla pelle di tutte le tonalità, dal bianco pallido al nero: cinesi, thailandesi ed indiani, tutti con l’intenzione di porgere omaggio e mostrare la propria gratitudine ed ammirazione al Buddha. Il recinto del tempio era affollatissimo, pieno di banchetti che vendevano fiori e lumicini mentre da una parte era stato allestito un ristorante vegetariano. E dappertutto un viavai di anziani, adulti e bambini che passavano da un banchetto all’altro, e poi alle varie statue del Buddha, davanti alle quali si prostravano o accendevano un incenso. Ad un lato del tempio erano state disposte  una dietro l’altra varie campanelle che i fedeli camminandovi accanto facevano suonare, ad un altro lato invece i fedeli si mettevano in fila per il lavaggio rituale delle statuine del Buddha, l’acqua come simbolo universale di purezza. Che sensazione di pace vedere l’acqua scorrere dalle tazze tenute in mano, lungo la superficie dei Buddha attorniati da fiori profumati! E qui e là nel tempio e nelle varie cappelle i monaci con le teste rasate nei loro sai arancioni che davano la benedizione spruzzando dell’acqua sui devoti raccoltivi attorno...

La sera vi sono tornato, e la festa stava ancora andando avanti, anche se con meno gente. Ad un certo punto è cominciato lo spettacolo pirotecnico, che non manca mai in questo tipo di feste, che siano mussulmane, cinesi o buddiste. Un bambino piangeva avvinghiato alla mamma spaventato dai botti, mentre lì accanto, nel tempietto con il Buddha reclinato, i credenti continuavano a porre fiori attorno alla statua, a toccarla e a girarvi attorno.

 

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