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Giovedì 25 maggio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 16

La Malesia di Paolo - Episodio 16

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In questa puntata del suo diario Paolo ci parla delle piantagioni di tè che si trovano tra le montagne della catena di Titiwangsa. Dopo questa puntata il diario si interromperà per un mese perché Paolo parte per le vacanze…in Italia! L'appuntamento con "La Malesia di Paolo" riprenderà a inizio luglio con il suo ritorno a Kuala Lumpur.

Kuala Lumpur,  02 giugno 2011 - Che strano e triste allo stesso tempo: in Europa beviamo un sacco di caffè e tè (al punto da non poterci immaginare un’Italia senza caffè o un’Inghilterra senza tè), ma sono pochissimi quelli che hanno visto in vita loro piante di caffè o tè, provenendo queste dall’Asia, l’Africa e l’America centrale, insomma da paesi in via di sviluppo, i cui produttori vedono ben poco delle grosse quantità di denaro che la vendita di caffè e tè rende. Io ho visto piante di caffè per la prima volta sull’isola di Sumatra in Indonesia a marzo dell’anno scorso, e le piante di tè sull’altopiano di Cameron qui in Malesia proprio questo passato fine settimana. E non solo qualche pianta: enormi spettacolari piantagioni di piante di tè, che crescono in cespugli verdissimi sui pendii di questa splendida zona in mezzo alle montagne della catena di Titiwangsa, a 220 chilometri a nordest di Kuala Lumpur.

Venerdì dopo pranzo ero alla stazione della corriere di Pudu Raya, recentemente rimessa a nuovo (a Kuala Lumpur ci sono quattro stazioni principali delle corriere: la stazione di Bandar Tasik Selatan per gli autobus diretti a sud, quelle di Putra e Pekeliling per gli autobus diretti ad est, ed infine questa di Pudu Raya per gli autobus diretti a nord), per prendere la corriera che in quattro ore mi avrebbe portato a Tanah Rata, la cittadina principale dell’altopiano di Cameron: un’ora e circa sessanta chilometri sull’autostrada per il nord fino a Tapah, altre tre ore e centosessanta chilometri in direzione nordest sulla stretta strada e lungo i tornanti in salita che portano fino all’altopiano, posto a circa 500 metri sul livello del mare. Una vista stupenda di foreste e montagne lungo tutto l’ultimo tratto del viaggio, e qui e là piccoli villaggi di orang asli, gli aborigeni malesi, con case su palafitta costruite interamente con fibre vegetali, simili a quelle che avevo osservato l’anno scorso in Laos lungo la lunga strada che da Ventiane porta a Luang Prabang. Poco prima di giungere a Ringlet, il primo paesino dell’altopiano, la strada era così stretta sopra la valle da far temere l’arrivo di un altro pullman nella direzione opposta.

L’altopiano di Cameron è un posto veramente splendido, la cui altura gli fa godere di un clima quasi europeo: doversi mettere un maglioncino la sera può solo accadere sulle montagne e gli altipiani dell’interno in questo Paese così vicino all’equatore, con una temperatura diurna che comunque rimane sempre ben al di sotto dei trenta gradi. E sono proprio queste temperature ad attrarre i turisti malesiani, assieme a quest’atmosfera vagamente britannica, le molte case costruite in finto stile Tudor inglese e vari ristoranti che offrono pesce e patatine o gli ‘scone’, i tipici dolci britannici, con burro e marmellata, marmellata di fragole naturalmente, dato che la temperatura permette persino la coltivazione di questi frutti tipicamente europei. I tanti ‘bagpackers’, ovvero viaggiatori con zaino in spalla, in maggioranza inglesi, francesi ed olandesi, invece, vengono a passare qualche giorno su questo altopiano per farsi qualche camminata nella giungla locale e soprattutto per ammirare le coltivazioni di tè summenzionate.

Non avendo un mezzo mio, sabato mattina mi sono iscritto ad un’economica escursione offerta dall’albergo in cui ho trovato alloggio, per farmi scarrozzare tutta la mattinata con altri otto ragazzi in giro per l’altopiano per vedere coltivazioni di fragole, giardini di rose e apicolture, oltre che un ‘giardino’ di farfalle, il tempio buddista cinese di Sam Poh e le piantagioni di tè. Questi ultimi tre posti sono quelli che mi hanno colpito di più, particolarmente le piantagioni di tè. Queste ultime hanno lasciato una forte impressione su di me: il verde intenso e la foggia delle piante (vedi foto), il piccolo villaggio di casette di legno dove vivono i raccoglitori indiani, con la piccola scuola elementare ed il tempio induista, la fabbrica dove vengono lavorate le foglie di tè... Interessantissimo anche il giardino delle farfalle, un ampio spazio coperto da una grossa rete, all’interno del quale si può passeggiare attorniati da enormi farfalle tropicali che ti si posano addosso; nel giardino c’erano anche altri insetti e rettili locali, che il simpatico cicerone del Bangladesh ci faceva toccare o ci metteva sulla mano: insetti stecco che non si possono distinguere da rametti d’albero, altri insetti esattamente identici a foglie verdi, capolavori di mimetismo, e persino una vipera verde elettrico non velenosa di cui ora ho alcune foto appesa attorno al collo! Che meraviglia la natura! Bello anche il tempio cinese, coi suoi grossi Buddha e guardiani mitologici cinesi. Dopo una dovuta siesta il pomeriggio, mi sono fatto anche una bella camminata lungo uno dei sentieri che si inoltrano nella giungla che copre le montagne attorno all’altopiano per provare di nuovo il piacere di essere circondato da tanta e varia flora e fauna.

Domenica mattina brunch cinese e altra passeggiata per Tanah Rata prima di riprendere il pullman per Kuala Lumpur sotto un tipico acquazzone locale, intenso quanto breve. E questa è la mia ultima gita prima delle ferie; stasera infatti alle 19.50 ho l’aereo che in circa 18 ore compresa l’attesa all’aeroporto di Bahrain mi porterà a Milano. E dato che questa rubrica tratta di Malesia e del Sud-est asiatico, mi prendo una pausa per ricominciare a raccontare di questa parte del mondo al mio ritorno all’inizio di luglio. A presto dunque! Jumpa lagi!

 

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