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Martedì 25 luglio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 17

La Malesia di Paolo - Episodio 17

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Dopo un mese di Europa, Paolo rientra in Malesia giusto in tempo per essere presente a una delle poche manifestazioni di piazza di questo paese.

Kuala Lumpur, 14luglio 2011 - E dopo un mese intero in Europa, lunedì della scorsa settimana sono tornato a Kuala Lumpur per riprendere la mia vita in questo angolo d’Asia, e per continuare ad inviarvi reportage su questa affascinante parte del mondo. Bello tornarsene a casa, rivedere amici e parenti, riassaporare la cucina italiana, e questa volta anche godere dell’atmosfera post elezioni amministrative che hanno alquanto inaspettatamente portato Pisapia a coprire la carica più importante della città di Milano. Ho avuto anche l’opportunità di votare per i referendum e di gioire per i risultati, e poi di farmi un giro tra il Nord della Danimarca dove vivono mia madre e uno dei miei due fratelli, ed il Nord della Germania dove ho presentato una relazione sulla mia ricerca in Brunei ad un convegno su minoranze linguistiche. Bello però anche tornarsene in Asia, alla sua gente e alla sua cultura, e rivedere amici e colleghi. Qualche giorno per l’inevitabile riadattamento, per superare le sei ore di fuso orario, ed eccomi di nuovo con i miei lettori di QuiArese.

Sabato, primo giorno del mio primo fine settimana, assisto indirettamente ad una delle poche manifestazioni che hanno luogo in questo Paese. Dico indirettamente perché il centro di Kuala Lumpur era praticamente chiuso al traffico sia di mezzi pubblici che privati. La polizia era stata dispiegata in massa per l’evento: persino davanti alla stazione della LRT vicino a casa mia c’erano poliziotti, e sia la strada che porta alla stazione, sia l’entrata dell’autostrada dietro casa mia erano bloccate. Quello che vi posso raccontare l’ho letto su internet, ma c’è anche la testimonianza diretta della mia amica Kitade che si trovava per caso alla Stazione centrale quando la polizia ha cercato di disperdere un gruppo di dimostranti con dosi massicce di lacrimogeni che hanno raggiunto anche la mia amica. Ma perché tutto questo dispiegamento, si chiederanno i lettori? Semplicemente perché se è vero che la democrazia italiana negli ultimi tempi abbia mostrato più di una pecca, qui è oggettivamente un po’ peggio, anche se l’idea di base mi sembra sia la stessa, quella che io definirei ‘dittatura della maggioranza’: il governo in carica e il Primo Ministro essendo stati eletti dalla maggioranza dei votanti si sentono in diritto di fare ciò che vogliono, con totale sprezzo per i diritti della minoranza. E di questo precisamente si trattava: un gruppo di partiti e organizzazioni civiche dell’opposizione conosciuto come Bersih, sorto per richiedere più trasparenza nelle elezioni e più rispetto per i diritti della minoranza (‘bersih’ in malese significa ‘pulire’, ed è l’abbreviazione di ‘Coalizione per elezioni giuste e pulite’), aveva organizzato una manifestazione nazionale pacifica proprio per rendere pubbliche le proprie  sacrosante richieste.

Il governo, chiaramente spaventato dal successo che tale manifestazione avrebbe potuto avere e dalle possibili implicazioni sul processo elettorale, aveva negato il permesso al gruppo di manifestare. A quel punto il sultano in carica aveva proposto al gruppo di manifestare all’interno dello Stadio Merdeka (Indipendenza) per evitare disordini o problemi di ordine civico, ma la polizia aveva negato pure il permesso di manifestare in questo stadio di Kuala Lumpur. Gli si era invece offerto di usare uno stadio fuori città dove la manifestazione avrebbe perduto la sua visibilità, al che la portavoce del gruppo, Ambeega Sreenevasan, ex presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, si è rifiutata affermando che sarebbero tornati al piano originario di manifestare nel centro di Kuala Lumpur. A questo punto il governo, che aveva già dichiarato il gruppo illegale, ha diffidato i suoi leader dal parteciparvi e ha dispiegato massicciamente tutte le forze di polizia in assetto di guerra, il che alla fine ha portato a centinaia di arresti e a una figuraccia del governo e del suo Primo Ministro Najib Razak dell’Umno, il partito di centro-destra al potere fin dal primo governo indipendente della Malesia.

E dopo i ‘casini’ di sabato, domenica pomeriggio ho deciso di andare a farmi un giro per il centro e di andare a visitare l’interessante Muzium Negara, il Museo Nazionale (nella foto), che si trova proprio dietro la stazione centrale e che non avevo ancora visitato. Questo museo, ubicato in un enorme edificio riproducente un palazzo tradizionale malese, è dedicato alla storia della Malesia, dalla preistoria ai nostri tempi, con un’esibizione permanente di foto, documenti, suppellettili, eccetera. Però forse ancora più interessanti del museo stesso sono i due piccoli musei che si trovano accanto a quello principale, oltre ad una vera casa tradizionale malese di legno su palafitta, smontata e ricostruita in loco. Si tratta del piccolo museo dedicato agli orang asli, gli aborigeni malesi di cui ho già parlato, con una bella esposizione di manufatti lignei, foto, dati, modelli di case tradizionali, suppellettili, eccetera, e del museo sul mondo austronesiano, la famiglia linguistica a cui appartiene il malese, e che si estende da Taiwan a Nord (il probabile punto di origine e diffusione di questa famiglia linguistica) alla Nuova Zelanda al Sud (il maori), e dal Madagascar a Ovest all’Isola di Pasqua (Cile) ad Est. Prima dell’espansione delle lingue coloniali europee, questa famiglia linguistica era quella più estesa geograficamente del mondo. Sehingga minggu depan! Alla prossima settimana!

 

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