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Martedì 19 settembre 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 18

La Malesia di Paolo - Episodio 18

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Ecco l'ultimo articolo di Paolo prima delle vacanze…le nostre, perché lui le sue le ha già fatte. Questa settimana il nostro "inviato speciale" in Malesia ci descrive il Bon Odori, un festival estivo tradizionale giapponese a Shah Alam. Nello stadio gremito di gente, la festa prevede anche alcuni balli tradizionali e anche Paolo, probabilmente con risultati discutibili, si esibisce sul palco!

Kuala Lumpur,  21 luglio 2011 - Questa appena trascorsa è stata una settimana tranquilla; all’università non essendoci fortunatamente molto altro da fare ne sto approfittando per portarmi avanti con la mia ricerca, mentre la sera ho ripreso con le mie classi di yoga e quelle di malese. Nella classe di yoga ci sono due persone nuove, entrambi vicini di casa: Bas, un ragazzo olandese che lavora qui a Kuala Lumpur, e Qun, una ragazza cinese giunta da poco in Malesia per lavoro. Il tempo sembra anche migliorato dopo parecchi giorni di foschia dovuta al fumo degli incendi appiccati a Sumatra, dall’altra parte dello Stretto di Malacca, dal numero crescente di contadini che bruciano tratti di foresta per creare terreno fertile per le proprie coltivazioni. Immagino che questa povera gente non abbia molte altre opzioni, ma per l’ambiente e per chi è costretto a respirarne il fumo non è certo il massimo...Anche quando ero in Brunei almeno una volta all’anno giungeva dall’Indonesia questa foschia che nascondeva il sole per giorni e giorni e rendeva tutto grigio e triste.

Una giornata un po’ diversa l’ho passata invece sabato. Il pomeriggio sono stato a Klang, una cittadina ad una trentina di chilometri ad ovest di Kuala Lumpur che si può raggiungere facilmente in treno. Diciamo ‘facilmente’ di solito, perché proprio poco prima che arrivassi al binario della stazione centrale, eccoti l’annuncio fatidico che spiegava che ci sarebbero stati ritardi nella circolazione dei treni a causa di una gru (meccanica, non il volatile!) che era caduta sui binari proprio nella stazione precedente, arrestando il passaggio dei treni. Dopo un’ora di attesa finalmente si parte sul treno pieno e zeppo di gente, e così verso le quattro e mezza del pomeriggio scendo finalmente a Klang. Difficile immaginare che questo piccolo centro dall’aria decadente fosse stato una volta il capoluogo reale dello stato di Selangor, tuttavia rimangono alcuni edifici interessanti, come il palazzo di Alam Shah, il palazzo reale del Sultano di Selangor, che chiuso al pubblico riesco a vedere solo dal cancello, il magazzino di legno con abitazione annessa per l’immagazzinamento dello stagno di cui era ricca la regione, edificato da Raja Abdullah nel 1856, e vari edifici coloniali britannici, come scuole, eccetera. Interessante è pure la moschea  del Sultano Sulamain, costruita dagli inglesi nel 1932 in uno stile eclettico, che unisce elementi indiani ad elementi moderni europei, con tocchi art noveau, ma mi colpisce di più la Moschea Indiana di Klang, eretta nel 1910, con cupola azzurra e quattro minareti (vedi foto).

La Moschea Indiana si trova proprio lungo Jalan Tengku Kelana, nel centro del coloratissimo quartiere indiano. Per quanto Klang non sia una grossa attrazione storico-artistica, devo dire che è sempre un piacere ritrovarsi nella Malesia più ‘vera’, quella che si trova fuori dalla capitale. Finitomi il giro, torno alla stazione per spostarmi di tre stazioni in direzione di Kuala Lumpur e scendere a Shah Alam, un’altra delle cittadine della valle del Klang. Lì mi ritrovo con la mia amica Kitade ed una sua amica giapponese, entrambe  splendide nei loro yukata (tipo di kimono di cotone), che indossano in occasione del Bon Odori, il festival estivo tradizionale giapponese, che da ben 35 anni si svolge ogni luglio anche in questa cittadina, organizzato dal Club Giapponese, la Scuola Giapponese e l’Ambasciata del Giappone di Kuala Lumpur. E non parliamo di una festicciola da poco, il Giappone decisamente attira! Lo stadio in cui ha luogo è pieno zeppo, migliaia di cittadini malesiani, soprattutto cinesi, e una parte della folta comunità giapponese locale. Da una parte sono state poste decine di bancarelle che vendono una gran varietà di cibi e bevande giapponesi, mentre nel centro del campo è stato eretto un grosso palco su cui si esibiscono coi loro grossi tamburi gli studenti della Scuola Giapponese nei loro costumi tradizionali, attorno ai quali danzano in circolo graziose ragazze giapponesi per mostrare al pubblico i movimenti delle danze. E, visione parecchio suggestiva, tutto attorno decine di cerchi concentrici di centinaia e centinaia di persone che danzano al suono della musica e del canto imitando i movimenti delle ragazze sul palco, movimenti lenti e abbastanza semplici per i piedi ma un po’ più complicati per le braccia. Naturalmente ci provo anch’io, forse unico occidentale dell’intera festa!

Io le vacanze le ho già fatte, ma ad agosto è il turno dei redattori di QuiArese e , immagino, anche della maggior parte dei lettori, quindi mi fermo di nuovo per riprendere coi miei racconti a settembre. Durante le prossime settimane ho già in programma parecchi viaggetti per la Malesia e se tutto va bene anche fuori, ma ve ne parlerò alla riapertura del giornale. E poi il primo agosto comincia Ramadan, il mese del digiuno islamico. Selamat bercuti! Buone vacanze!

 

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