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Venerdì 20 ottobre 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 19

La Malesia di Paolo - Episodio 19

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Con settembre riprende il lavoro dei nostri "inviati speciali". Cominciamo con Paolo che ci aggiorna dalla "sua" Malesia.

Kuala Lumpur, 21 settembre 2011 - Sei settimane sono già trascorse dal mio ultimo articolo per Qui Arese; Arese, il mio paese lontano, si sarà ripopolato dopo l’esodo estivo ed io sono di nuovo di fronte al mio computer pronto a ricominciare a raccontarvi della mia vita all’equatore. In questi primi articoli passerò velocemente in rassegna ciò che mi è capitato durante la pausa estiva, che qui propriamente "estiva" non è, dato che in questa parte del mondo ci sono solo due stagioni, in realtà non molto diverse una dall’altra: la musim panas, la stagione calda, che va approssimativamente da marzo ad agosto, e la musim hujan, la stagione delle piogge, che invece dura più o meno da settembre a febbraio, e che è molto più estrema sulla costa orientale che su quella occidentale vicino alla quale si trova Kuala Lumpur. In termini di temperatura però la differenza è poca, durante la giornata poco sopra i trenta gradi tutto l’anno, la notte una decina di gradi in meno, una vera e propria estate perpetua...

In questo primo articolo racconterò del mio fine settimana a Pinang, nel Nord-ovest della penisola, e dell’inizio del mese sacro di Ramadan. L’ultimo fine settimana di luglio, infatti, l’ho passato in uno dei due porti storici più importanti della Malesia, ovvero Georgetown, città principale dell’isola di Pinang (l’altro porto storico è Malacca, di cui ho già avuto modo di raccontare). Georgetown, dall’anima tanto cinese ma allo stesso tempo multietnica e multiculturale come Singapore (l’altro porto storico della penisola, ora stato indipendente), e dalla storia altrettanto ricca, fondata dal capitano inglese Francis Light nel 1786 e diventata presto meta di immigrazione non solo di cinesi, ma anche di indiani ed indonesiani. A Pinang c’ero già stato una volta l’anno scorso, di passaggio durante il mio lungo viaggio dall’Indonesia fino alla Cina, ma avevo voglia di tornarci, e di passarvi un altro piacevole fine settimana in compagnia della mia collega giapponese Kitade, che invece non c’era mai stata. Arriviamo in corriera sabato sera dopo un viaggio di circa sei ore e andiamo a sistemarci nella stessa pensioncina nel vasto quartiere cinese (patrimonio UNESCO) dove ero alloggiato la volta precedente. Un giorno e mezzo non è certo abbastanza per visitare questa esotica città ricca di monumenti e di storia, ma è un assaggio che per lo meno riesce a dare un’idea alla mia amica di ciò che è ed è stata Georgetown, mentre per il resto dell’isola, che io avevo girato in moto, ci sarà decisamente da tornare in un prossimo futuro.

E così la domenica passiamo la giornata a girare per il quartiere cinese e per quello indiano, quest’ultimo piccolo ma pieno di atmosfera, con le sue donne in sari, i suoi colori e profumi, e la musica etnica a tutto volume proveniente dai tanti negozi di CD e DVD. Visitiamo il tempio cinese di Hainan e due belle case signorili baba-nyonya (vedi foto), il gruppo etnico misto cinese-malese, che sia nell’architettura che nella mobilia mescolano elementi europei e cinesi. Poi passeggiamo per i quartieri coloniali a nord della città, lungo il mare, con il vecchio forte Cornwallis fondato dal capitano Light e i begli edifici inglesi vicino e attorno al padang, il prato/piazza centrale, come la chiesa di San Giorgio del 1818 ed il municipio. Lunedì mattina, prima di andare a prendere il traghetto per Butterworth, facciamo ancora in tempo a visitare la bella moschea indiana di Kapitan Kling eretta all’inizio del diciannovesimo secolo, e poi le case bottega lì attorno ed il magnifico tempio del Khoo Kongsi. Anche a Georgetown c’è una Via dell’Armonia: si tratta di Jalan Masjid Kapitan Kling, dove, a poca distanza dalla moschea summenzionata, si trovano la Chiesa di San Giorgio, il tempio cinese di Kuan Yin ed il tempio induista di Sri Mariamman, altro esempio della tolleranza religiosa della Malesia. Che piacere essere circondato da tanta storia, da tanti begli edifici! A volte mi domando come mai tutto ciò che architettonicamente è bello, profondo, rilassante e piacevole appartiene di solito al passato e non al presente, come mai ci è sempre più difficile creare edifici belli, artistici...

Arrivati a Butterworth, sulla terra ferma, dopo la breve traversata in traghetto, in attesa del nostro autobus per Kuala Lumpur andiamo nel medan selera vicino alla stazione degli autobus per mettere qualcosa sotto i denti, ma troviamo solo un paio di banchetti cinesi aperti... eh già, proprio quel lunedì è iniziato Ramadan, il mese del digiuno per i mussulmani, che durante quattro settimane non potranno né bere né mangiare dall’alba al tramonto. Un sacrificio in parte compensato dall’atmosfera di festa che caratterizza le serate di questa parte dell’anno mussulmano, con i buffet offerti dai ristoranti, gli addobbi e le musiche di Hari Raya (la grande festa che seguirà la fine del digiuno), che somigliano tanto a certe nostre canzoncine di Natale...

 

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