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Martedì 25 luglio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 20

La Malesia di Paolo - Episodio 20

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Per Paolo, un fine settimana a Mersing e sull'isola di Tioman. L'incontro con un varano per niente timido le punture della mosca della sabbia...e alla fine del weekend una sorpresa non molto piacevole…

Kuala Lumpur, 15 settembre 2011 - Domenica 21 e lunedì 22 agosto li ho passati in un’altra delle tante belle isole tropicali che circondano questo Paese, anche se l’epilogo non è stato dei più piacevoli...Sono partito sabato 20 alle 12,30 sulla corriera per Mersing, il paesino sulla costa orientale da dove partono i traghetti per l’isola di Tioman. L’autobus da Kuala Lumpur a Mersing taglia trasversalmente il Paese, la prima parte in autostrada, e poi percorre strade secondarie affiancate per chilometri e chilometri da piantagioni di palma da olio; anche qui una volta c’era solo giungla, ma la retorica dello sviluppo e del guadagno facile hanno dato il via libera a questo scempio, qui come dappertutto. Certo, è meglio il verde delle palme da olio che il grigio del cemento, ma solo pensare che dove una volta c’erano letteralmente migliaia di specie di piante ed animali ora c’è una monocoltura mi rattrista.

Cinque ore e mezza dopo sono arrivato a Mersing e dopo essermi comprato il biglietto del traghetto per la mattina seguente mi sono cercato un alberghetto dove passare la notte. Mersing è proprio piccola, praticamente quattro strade parallele, una lungo il fiume, un’altra poco più a sud, poi quella principale, che porta all’imbarcadero e un’altra ancora che arriva fino alla moschea situata su una delle colline che fanno da sfondo al paese. Dopo aver lasciato le mie cose nella stanza dell’albergo, sono andato a fare due passi fino all’imbarcadero a quell’ora chiuso, per raggiungere la spiaggia accanto alla foce del fiume Mersing. Mancava poco al tramonto e la luce era bellissima... c’era pochissima gente sulla spiaggia: cinesi e indiani a parte, si stavano tutti preparando per il buka puasa, ossia la rottura del digiuno di Ramadan che avviene subito dopo il tramonto. Sul mare calmissimo, all’orizzonte si stagliavano le silhouette scure delle isole dell’Arcipelago di Seribuat, di cui Tioman è la più grande. Il silenzio era irreale, soprattutto per me che arrivavo dalla metropoli, e mi sono venuti i brividi quando tutto ad un tratto, appena il disco rosso del sole si è nascosto dietro l’orizzonte, quel silenzio è stato rotto dal richiamo del muezzin che risuonava dal minareto della moschea sulla collina... Il cielo, il mare, quel canto ancestrale... mi facevano sentire una pace profonda.

La mattina dopo fatta colazione mi sono diretto all’imbarcadero e alle 11,30 il mio traghetto è partito per coprire i trenta chilometri che separano l’isola dalla costa. Dal traghetto Tioman era una montagna coperta di giungla che spuntava dal mare. Dopo tre brevi scali, due ore dopo il traghetto arrivava ad Air Batang, conosciuta anche come ABC (che sarebbe anche l’abbreviazione di uno dei dolci più popolari della Malesia, l’Air Batu Kacang, un miscuglio di ghiaccio triturato, latte condensato, fagiolini rossi, granoturco, eccetera), il villaggio sulla costa orientale dell’isola raccomandato dalla mia guida. Ho cominciato a percorrere la stradina di cemento che collega tra loro i minuscoli villaggi della costa in cerca di una stanza, e dopo pochi metri che cosa vedo disteso in mezzo al sentiero? Un varano, o più precisamente un monitor lizard, simile a quello osservato ad aprile alle isole Perhentian! Sono spettacolari questi lucertoloni, e questo in particolare non mi sembrava troppo timido giacché si lasciava fotografare abbastanza da vicino... Poi ho ripreso il cammino e ho cominciato a chiedere alle varie residenze per turisti se non avessero una stanza libera per me... nonostante non vedessi tanta gente in giro (decisamente meno che alle isole Perhentian), gli alberghetti erano tutti al completo, meno l’ultimo, in cui fortunatamente era rimasta una stanza singola libera ubicata in un piccolo chalet a una ventina di metri dal mare. Erano già le due passate e sono andato subito a rifocillarmi nel ristorantino che dava sulla spiaggia, proprio a due passi dal mare, dopodiché decidevo di farmi una lunga passeggiata lungo la costa fino al paese precedente, Tekek, che nonostante lo spazio limitato tra mare e montagna possiede un minuscolo aeroporto dove piccoli aerei ad elica riescono miracolosamente ad atterrare.

Il mare era azzurrissimo, molto bello, le vegetazione lussureggiante, ma le spiagge non erano un gran che, e mancava pure quell’atmosfera che mi aveva colpito tanto alle isole Perhentian, così più intima, senza stradine o motorini, con le belle spiagge bianche e le due isole principali a poca distanza una di fronte all’altra. Poi sono tornato alla mia residenza, mi sono cambiato e sono andato a farmi un bel bagno e a godermi il tramonto dalla spiaggetta. Sono riuscito anche a beccarmi due punture delle mosche della sabbia, un insettino che ogni tanto si trova vicino al mare (ce n’erano un sacco in Brunei) che quando ti punge ti lascia un bozzolone dolente e prurigginoso per settimane! La sera, mentre cenavo di nuovo nel ristorante all’aperto della residenza, ho fatto conoscenza con due simpatici ragazzi torinesi, che, per la prima volta nel Sud-est asiatico, ne erano stati totalmente affascinati. La mattina dopo non mi restava molto tempo: alle 11.30 dovevo riprendere il traghetto per tornare a Mersing, da cui alle sei del pomeriggio avevo la corriera per Kuala Lumpur, con l’orario di arrivo previsto per mezzanotte circa. Un viaggio lungo per soli tre giorni, ma ero contento perché un altro tassello si era aggiunto alla mia visione d’insieme di quel che è la Malesia...Dicevo all’inizio dell’epilogo infelice del viaggio... La prossima settimana ne saprete di più!

 

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