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Giovedì 24 agosto 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo L'Australia di Letizia - Episodio 18

L'Australia di Letizia - Episodio 18

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Letizia arriva a Kangaroo Island in un'atmosfera da film horror…e lei poi ci mette del suo! Al mattino però, con la luce del sole, le cose assumo tutta un'altra prospettiva. Il gruppo trova anche il tempo per avere un'accesa discussione…con un koala e rischia di dover adottare un canguro!

C’eravamo lasciati la scorsa settimana nel momento in cui la nostra mitica combriccola era riuscita per un pelo a salire sul traghetto. Questo articolo lo dedichiamo quindi all’Isola dei canguri, Kangaroo Island. Appena messo piede sulla terra ferma, ci siamo catapultati in un supermercato (l’unico sull’isola). Nella nostra corsa contro il tempo infatti, non avevamo potuto metter in bocca un bel niente ne tanto meno trovare un supermercato dove procurarci provviste per i quattro giorni che avremmo trascorso su quell’isoletta. Così, caricato il nostro van con chili e chili di tonno, fagioli in lattina, latte a lunga conservazione e quant’altro, eccoci diretti verso il campeggio più vicino, l’unico provvisto di docce.

Kangaroo Island è un’isola a sud di Adelaide, ricopre una superficie di 4000 chilometri quadrati ed è abbastanza turistica; ma, essendo stato inverno, a parte qualche coppietta in viaggio di nozze, in quei giorni non c’era praticamente nessuno e noi, con il nostro van, carichi di energia e spirito d’avventura, ci sentivamo dei naufraghi su un isola deserta! Quella sera in particolare, appena arrivati, ricordo che con il nostro furgoncino, ci aggiravamo per le strade semi asfaltate sotto il cielo stellato, in cerca di un campeggio…Mappa in mano e occhi fissi sulla strada illuminata dai fari del van. C’erano solo un paio di strade asfaltate sull’isola, le altre eran tutte sassi e buche che scuotevano allegramente il nostro van costringendo i passeggeri a tenersi saldamente ai sedili per evitare bernoccoli e lividi. Mentre tutti i miei compagni preoccupati e spaventati dal buio e dalla situazione da horror-movie, fissavano attentamente la strada, io ero tutta intenta a sfogliare la mia guida….Così leggo a voce alta un aneddoto interessante: gli aborigeni nativi dell’isola la chiamavano Katka, terra dei morti e avevano abbandonato quei territori per motivi tutt’ora ignoti… Dall’espressione di terrore sui volti dei miei compagni, ho subito realizzato che forse non era proprio il momento adatto per divulgare quelle notizie! Ma proprio mentre la tensione nell’aria stava raggiungendo i più alti livelli, ecco apparire all’orizzonte alcune luci, le luci del campeggio!

Così dopo una notte di sonno, la mattina successiva, ci siamo svegliati all’alba, carichi e pronti per esplorare. Le prime visite sono state alla fattoria di Eucalipti, dove abbiamo assaggiato un delizioso olio tratto da questa pianta, alla fabbrica del miele e al Piccolo Shaara. Quest’ultimo è un deserto che spunta nel bel mezzo dei boschi, abbiamo fatto sand-surf sulla sabbia noleggiando tavole fatte apposta per scivolare sulle dune sabbiose. Di pomeriggio poi, ci siamo spostati sulla costa a Vivonne Bay. Qui abbiamo trovato un campeggio abbandonato proprio sulla spiaggia! Eravamo gli unici, non c’era l’ombra di una persona a cui pagare l’entrata e così sistematoci in una piazzola a due passi dall’oceano, abbiamo acceso un bel falò e aspettato il tramonto. A Kangaroo Island quasi tutte le nostre serate si sono svolte sulla spiaggia, ore e ore a parlare sdraiati in contemplazione della volta celeste, con lo scroscio delle onde in sottofondo. Ma a parte questi momenti di pura poesia, ci sono anche state situazioni decisamente esilaranti! Dunque…Ria, la pazza compagna di viaggio di cui vi ho parlato in precedenza, è stata graffiata da un koala e braccata da un canguro. Per quanto riguarda il koala, pur sapendo che si tratta di un animale molto irascibile e solitario, Ria ha avuto la geniale idea di aiutarlo a grattarsi! L’animaletto così, ha pensato bene di darle una bella sgraffignata sul naso! Ria però non sembrava tanto scossa dall’accaduto, tanto che, dopo poco, non appena avvistati alcuni canguri, si è inserita tra loro per fare amicizia, accarezzarli e coccolarli. Uno di loro però le si è affezionato così tanto che non smetteva di abbracciarla e leccarla! E’ stata un’impresa riuscire a scollare le sue zampette dal foulard della mia amica! Successivamente siamo stati informati da un ranger che i canguri non hanno per niente timore dell’uomo pur essendo animali selvatici, ma possono tranquillamente ucciderci con una spinta!

Dopo l’incontro ravvicinato con la fauna locale ovviamente, non poteva mancare un incidente di percorso! Nel bel mezzo del magnifico parco naturale Flinders Chase abbiamo infatti, bucato una ruota e siamo stati costretti a sostituirla. Peccato che la ruota di scorta fosse decisamente più piccola delle altre tre! Alla fine dei quattro giorni, saliti sul traghetto di ritorno, non ci sembrava vero di esser sani e salvi! Ad Adelaide la nostra combriccola di survivers si sarebbe divisa, la prima parte del mio viaggio era già conclusa. Ria ed io due giorni dopo avevamo un volo per Perth, nel Western Australia, mentre altri tre sarebbero andati ognuno per le loro strade: la coppia di tedeschi in Tasmania mentre il francese Hugo a Cains, in Queensland. Così l’ultima notte abbiamo brindato a noi cinque e ai nostri viaggi futuri. Avrei trascorso i quattro giorni seguenti a Perth con Ria, poi lei sarebbe tornata a Sidney mentre io sarei rimasta nel WA. Sapevo solo il nome della mia ultima metà: Darwin. Non sapevo come, con chi e quando sarei andata! Ora avrei dovuto trovare nuovi compagni con cui condividere un altro viaggio, un viaggio di ben ottomila chilometri!

 

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