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Martedì 27 giugno 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 22

La Malesia di Paolo - Episodio 22

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Per Paolo riprende l'anno accademico…con qualche problema burocratico…che lo fa sentire più vicino a casa! Prima di questo c'è però tempo per un pranzo tipico malese che ci viene descritto nei particolari. E c'è anche tempo per riflettere su quanto corrono veloci le tigri e su quanto un uomo, in caso di necessità, possa essere più rapido di loro!

Kuala Lumpur, 29 settembre 2011 - Finite le vacanze di Hari Raya, lunedì 12 è cominciato il nuovo semestre all’università. La settimana prima avevo finalmente fatto la conoscenza con Andrea e Rosanna, i due nuovi insegnanti d’italiano appena arrivati dall’Italia che prima insegnavano in Cina, con Barbara, l’altra insegnante appena contrattata, e con Milena l’insegnante del Ministero giunta da pochi giorni. Fino all’ultimo momento avevo temuto che non ci fossero abbastanza insegnanti per quest’anno, ma alla fine siamo addirittura in sovrannumero, per cui Rosanna ed io insegneremo anche nella divisione di spagnolo (dove invece mancano insegnanti). La trafila burocratica perché Andrea e Rosanna fossero assunti era stata talmente lunga e lenta (mentre io ero in vacanza in Italia a giugno, la loro pratica si era infangata, dimenticata su una scrivania della segreteria del dipartimento) che c’era stato un momento in cui avevano accarezzato l’idea di accettare un altro lavoro che nel frattempo gli era stato offerto.

Quanti avanti e indietro ho dovuto fare tra il mio ufficio e quello delle Risorse Umane dell’Università per sollecitare e chiedere delucidazioni! Comunque ora siamo pronti per cominciare il nuovo semestre con nove nuovi studenti di italiano, tutti di etnia cinese. Sembrano tutti in gamba, simpatici e, come la maggior parte degli studenti malesiani, parecchio maturi dal punto di vista sociale e relazionale. Questa domenica passata invece sono stato invitato ad un pranzo di Hari Raya (i festeggiamenti per il dopo Ramadan qui durano per tutto il mese successivo) da Mahadhir, il mio ex collega malese che insegnava spagnolo all’Università di Malaya. A causa di attriti con la capo dipartimento (secondo me abbastanza ingiustificati) non gli era stato rinnovato il contratto, e ora è alla ricerca di un altro lavoro. E già, qui siamo in Asia, i lavoratori non godono delle garanzie che invece in Europa diamo per scontate... Ho preso il treno komuter dalla stazione centrale di Kuala Lumpur, sempre piuttosto affollato, e sono arrivato un’ora dopo la partenza, poco prima delle tre del pomeriggio, alla stazione di Batang Benar, un paesino nella regione di Negeri Sembilan, vicino al confine con quella di Selangor dove abito io. Usciti da Kuala Lumpur il paesaggio attorno è verde, con campi coltivati e piantagioni di palme da olio, mentre all’orizzonte si distinguono basse colline. Viene Mahadhir con uno dei suoi quattro figlioletti a prendermi alla stazione e in macchina mi porta a casa sua, una villetta a circa un quarto d’ora di distanza, praticamente in campagna.

Mi accolgono la moglie, una ragazza patani, ovvero della minoranza malese mussulmana del sud della Thailandia, e gli altri figlioli. Pochi minuti dopo siamo già a tavola per gustarci il delizioso pranzo che la moglie di Mahadhir ha preparato: laksa Kedah, som tam, keropok e dolci a volontà (vedi foto). Il laksa è una delle specialità tipiche della Malesia, mi o spaghetti di riso in una zuppa a base di pesce, molto speziata; l’ottima variante che mi sono gustato veniva dal nord-ovest, dalla regione del Kedah, al confine con la Thailandia, e viene preparata con sardine locali. Il som tam invece è un piatto tailandese, un’insalata anch’essa abbastanza piccante a base di papaya tagliate a striscioline, salsina di pesce, succo di limone e kangkung, un’erba locale. I keropok invece sono delle specie di grosse patatine simili ai papadom indiani, fatti di farina di sago (un albero locale) e pesce. Da leccarsi i baffi! Da bere poi ci è stato portato oltre a del succo di mela (frutto esotico da queste parti, come da noi lo può essere il mango) dell’air bandung, bibita locale molto popolare a base di latte e succo di rosa. Che mangiata ragazzi! Poi sono arrivati degli amici di Mahadhir e la conversazione è passata dallo spagnolo al malese, con cui ho potuto fare pratica rispondendo alle molte domande che mi venivano fatte, che mostravano tanta curiosità per questo orang putih, uomo bianco.

Uno di questi simpatici ospiti, un ‘paesano’ di Mahadhir (che è della regione centro-orientale di Pahang), ci ha intrattenuto con le sue disavventure di quando lavorava nelle giungle dell’interno per una compagnia di legname, di tutti gli animali che ha incontrato, tra cui serpenti, tigri, orsi ed elefanti. Una volta una tigre l’ha addirittura inseguito una sera mentre tornava a casa in motorino per una stradina in mezzo alla giungla! Fortunatamente non è riuscita a raggiungerlo, ma ogni tanto sul giornale si trovano articoli che raccontano di orang asli, gli aborigeni malesi, attaccati da tigri... L’ultimo che ho letto, la settimana scorsa, raccontava di una signora orang asli che era riuscita a spaventare una tigre che aveva azzannato il marito di fronte alla loro capanna! Nella giungle del Borneo, dove abitavo prima, c’erano sì serpenti di ogni tipo, elefanti ed orsi, oltre alle onnipresenti scimmie (comprese le nasiche e gli orangutan che ho visto in varie occasioni) ed un’infinità di altri mammiferi (tra cui gli oramai rari rinoceronti del Borneo), uccelli, rettili, anfibi ed insetti, ma non le tigri! Prima di riportarmi alla stazione, Mahadhir mi ha mostrato orgoglioso gli alberi da frutto che crescono attorno a casa sua: alberi di mango, papaya e persino di enormi e dolcissimi nangka, jackfruit in inglese.

 

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