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Home Rubriche Aresini nel mondo L'Australia di Letizia - Episodio 20

L'Australia di Letizia - Episodio 20

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04 ottobre 2011 - Letizia parte per il suo giro nell'Australia selvaggia. Percorrerà quasi novemila chilometri in ventisette giorni. La compagnia, all'inizio, non è delle più stimolanti ma un incontro casuale la fa ricredere sulla cultura e sul modo di affrontare la vita anglosassone.

Finalmente siamo all’inizio del mio secondo viaggio! Ci tengo a confidarvi che questa è stata una delle poche occasioni in cui le mie aspettative e le mie speranze di sono rivelate meno potenti della realtà! Prima di partire fantasticavo parecchio…ero sicura di stare per sperimentare una vita all’insegna di libertà e spensieratezza. Ora, guardandomi alle spalle, realizzo che quel caleidoscopio di avventure e di sensazioni che hanno attraversato il mio cuore in quei momenti, quella cosa lì, non era affatto prevista! Iniziamo con alcuni dati nudi e crudi. Partenza: Perth (Western-Australia) Arrivo: Darwin (Northen Territory). Chilometri percorsi: 8.582. Giorni in viaggio: 27. Numero di partecipanti: 7. Mezzi di trasporto: 2, un pulmino a cinque posti (ovviamente del ‘97 e senza frigo, né aria condizionata) e una macchinina orrenda a tre portiere.

Tutto iniziò un caldo giorno dei primi di agosto a Perth. La sera prima mi ero congedata da Ria e Hugo e mi trovavo lì, ad aspettare che gli altri miei compagni mi raggiungessero, nell’agenzia noleggio-van. Avevo incontrato solamente Matt un ragazzo inglese molto british, educato, serio composto, insomma un vero gentleman, anche un po’ noioso. Dopo poche ore eravamo in pista con gli altri tre ragazzi: un austriaco fresco di servizio militare, una francese un po’ hippie e una inglese…mi sembravano persone molto smorte i primi giorni e ricordo che, anche se l’Australia ci ha sbalordito fin da subito con tramonti mozzafiato e paesaggi di una bellezza indescrivibile, la nostra combriccola mi sembrava piuttosto spenta e troppo poco entusiasta...sapevo che avrei visto posti magnifici e davanti a me c’erano alcuni tra i più meravigliosi posti al mondo che mi aspettavano, tanti parchi nazionali da visitare, spiagge stupende, immersioni e attività emozionanti; ma l’idea di condividere tutto ciò con delle semimummie non mi piaceva affatto… Ancora una volta provavo sulla mia pelle la differenza tra la cultura anglosassone e quella latina; e devo dire che, sotto, sotto, ero orgogliosa (almeno in questo caso) di essere italiana. Dopo pochi giorni ecco che, però queste mie convinzioni vengono immediatamente smentite quando a Kalbarri, incontriamo Jess e Phil due ragazzi inglesi tutt’altro che smorti!

Ma prima di raccontarvi come è avvenuto l’incontro con questi due straordinari viaggiatori, torniamo indietro a due tre giorni prima, quando noi cinque ci trovavamo in un paesino di cinquanta abitanti in mezzo al deserto…Volevamo vedere queste gigantesche e sacre rocce, molto poco turistiche e ricche di dipinti aborigeni. Si trovavano nel bel mezzo del nulla, ovvero nell’Outback! Non avevamo idea che l’unico modo per accedere a queste rocce fosse una strada sterrata piena di massi rossi che hanno più volte messo a dura prova le sospensioni del nostro van (più tardi battezzato Geffrey)! Così dopo qualche ora passata avvinghiati alle maniglie del pulmino che viaggiava a circa venti all’ora sobbalzando di continuo, ci fermiamo per far benzina. Nell’Outback ci sono pochissimi benzinai e attorno ad ognuno di essi sorge sempre una roadhouse o, alcune volte, una cittadina come quella in cui siamo capitati, Cue. Ricordo che sono scesa dalla macchina per sgranchirmi un po’ le gambe e subito una sensazione di grigiore e malinconia mi è piombata addosso gravemente…Mi sentivo nel Far West. Un vento forte sollevava la sabbia rossa e creava una specie di pellicola che sfuocava ogni immagine. Le strade erano due: deserte e ampie. Ovviamente non un’anima nei paraggi. Solamente qualche aborigeno serio con gambe magrissime e lunghe, nero come la pece camminava piano senza nemmeno fare caso a noi. Inquietati dall’atmosfera abbiamo rifornito Geffrey e ce la siamo dati a gambe in men che non si dica!

Per fortuna che le rocce immense e rosse e l’avvistamento di numerosi falchi e aquile ci hanno ridato un po’ di allegria quel giorno! Nel deserto abbiamo trascorso due o tre giorni e poi, avendo finito ogni scorta d’acqua e viveri, siamo rientrati sulla costa, a Kalbarri. Ed è qui che fanno la loro entrata in scena Phil e Jess. Quella mattina eravamo decisi a intraprendere un difficile percorso di trekking tra le gorge rosse di Kalbarri National park, uno dei parchi più belli di tutto il paese. Il tutto sarebbe durato quattro ore. Così, lungo il percorso, tra una meraviglia e l’altra ci siamo imbattuti in questi due soggetti che subito hanno iniziato a avvicinarsi facendo battute, raccontando i loro viaggi passati ed entrando immediatamente in confidenza con noi. La mia teoria sugli anglosassoni, come dicevo prima, è stata completamente confutata, dal momento in cui quei due, viaggiatori allo sbaraglio sprovvisti di piantine e percorsi pianificati, hanno deciso di seguire noi cinque. Phil era in viaggio da due anni, aveva messo da parte un po’ di soldi in Inghilterra e in Australia. Tutto per lui era iniziato un bel giorno di inverno quando guardando fuori dalla sua finestra vedeva quella pioggia inglese cadere fastidiosamente, lenta e noiosa come la sua vita. Da lì l’idea illuminante del viaggio: Europa, Giappone, Sud Est Asiatico, India, e Nord Africa erano le zone che aveva già esplorato…diceva che non sarebbe tornato fin quando non avesse esplorato ancora più di una ventina di stati.

Jess invece era una specie di comico con la battuta sempre pronta, di origini indiane, era stato in Sud America e viveva a Londra. Suonava divinamente e ogni due per tre la aveva in braccio la sua adorata chitarra che accarezzava come una figlia neonata. Mancavano questi due elementi al nostro gruppo per ravvivare il tutto e rendere divertenti anche le scocciature di ogni giorno: come lavare i piatti, cucinare sul fornellino a gas, fare la spesa, montare e smontare le tende eccetera…In men che non si dica la prima settimana era passata e già avevamo più di 6 gigabyte di immagini nella macchina fotografica, il solo oggetto tecnologico davvero essenziale, l’unico di cui ci fregasse davvero…

 

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