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Domenica 28 maggio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo L'Australia di Letizia - Episodio 21

L'Australia di Letizia - Episodio 21

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11 ottobre 2011 - Problemi di convivenza in camper, una spiaggia di conchiglie dove il cielo si fonde con il mare e l'incontro ravvicinato con un delfino…anzi no, uno squalo! Per Letizia una dura settimana australiana…

Il lunedì della seconda settimana di viaggio tutto iniziò come ogni mattina. Oramai, infatti, si era creata una sorta di routine, anche nell’ambito di quella vita così selvaggia e per certi versi, imprevedibile. Seguivamo i ritmi del sole. Noi tre ragazze dormivamo nel van, io sempre al centro, con la testa in mezzo ai due sedili anteriori e le gambe distese, appoggiate sugli altri sedili. Laura era affianco a me, rannicchiata in un angolo. Rachel invece dormiva di fianco al sedile del guidatore. Non so come facesse a riposare comodamente, ma lei insistette assicurandoci che quel posto a suo parere era davvero confortevole. Avevamo trovato il nostro equilibrio insomma. Il problema subentrava quando qualcuno si svegliava di notte per far pipì! Inevitabilmente, infatti, i sonni delle altre due venivano turbati alquanto.

Poi, lo step successivo: recuperare una torcia. Ci sono voluti un po’ di giorni prima che ci ricordassimo di mettercene in tasca una prima di andare a nanna. La decisione che ci spinse prendere questa intelligente precauzione scattò dopo aver vissuto una traumatica esperienza. Rachel aveva, infatti, letteralmente calpestato la tenda dei ragazzi che dormivano beati, svegliandoli di soprassalto nel bel mezzo della notte! Tralasciando questi episodi demenziali, dicevo che seguivamo i ritmi della natura: sveglia all’alba e cena al tramonto. La nostra giornata iniziava alle ore 6,30 del mattino e finiva alle 6,30 di sera. Ogni giorno c’era una nuova meta e un posto da scoprire. Quel lunedì da Kalbarri avremmo dovuto raggiungere Shark Bay, ergo: altre quattro ore di viaggio! Dopo avere reimbarcato tutto sul pulmino ripartimmo al ritmo della prima canzone di quell’unico CD che possedevamo. Quella strada sempre dritta sembrava infinita, tutta uguale e immersa nel nulla assoluto. Ogni volta che incrociavamo un altro veicolo, sia noi che il conducente dell’altra macchina, ci sbracciavamo furiosamente per salutarci. Era un evento alquanto raro incontrare altri esseri umani lungo quell’interminabile via…

A un certo punto avvistammo un cartello sulla nostra destra: “Shell Beach” la spiaggia delle conchiglie…Cosa avrà mai voluto dire? Il nome era senz’altro molto invitante! Così invitante che fu impossibile evitare di inchiodare e svoltare… Il tempo non era particolarmente bello: cielo nuvoloso e ventino insistente. Ovviamente non c’era l’ombra d’un’anima a parte un vecchio pescatore che passeggiava scalzo sul bagnasciuga. Non c’era sabbia, ma un’immensa distesa di conchigliette bianche bagnate dall’oceano. Più tardi scoprimmo che i pescatori la mattina prestissimo, si recavano in quel luogo per raccogliere le più belle conchiglie che durante la notte venivano rigettate dall’oceano e spinte sul bagnasciuga. Ma la vera magia di quel luogo stava nell’impossibilità di distinguere il cielo dal mare. Sembrava di essere ai confini del mondo… I nostri occhi non arrivavano nemmeno a raggiungere i limiti della spiaggia stessa, tutto si perdeva nell’azzurro del cielo e dell’oceano. Dopo la sosta di qualche giorno a Shark Bay e Coral Bay arrivammo ad Exmouth, il luogo perfetto per le immersioni. Noleggiate pinne maschere e boccagli ci dirigemmo verso le spiagge più adatte per osservare la barriera corallina e iniziammo lo snorkeling. Tre ore di immersione! Non mi sarei mai stancata di continuare a vagare tra le tartarughe e i mille coralli colorati.

Ho avuto persino un incontro ravvicinato con uno squalo! Non mi sarei mai aspettata di trovarmelo lì, faccia a faccia! Non appena scorsi una coda flessuosa sotto di me mi avvicinai per scoprire che pesce fosse. Avrebbe potuto essere un simpatico e dolce delfino! Ma invece, ecco sbucare quegli occhietti inespressivi e l’inconfondibile pinna! Facendo dietrofront in un nanosecondo, schizzai verso riva: credo di non aver mai nuotato così velocemente in vita mia…Quella sera alle otto eravamo già a nanna stravolti e stremati dalla giornata di attività full-time. L’ultima meta della settimana fu Broome. Finalmente soggiornammo in un campeggio provvisto di docce e bagni addirittura! Non appena vi mettemmo piede ci sentimmo nella terra degli hippie! Un prato immenso e costellato di furgoncini si stendeva davanti a noi. Ci vollero parecchi minuti per abituarsi alla civilizzazione, dopo giorni vissuti da vagabondi. I giovani sparpagliati qua e la suonavano, danzavano o semplicemente se ne stavano lì, stravaccati sull’erba. Quel luogo era una specie di oasi di rifornimento e relax per tutti i giovani viaggiatori della West Coast! Le tende erano stupende e coloratissime, alcune parevano delle vere e proprie case provviste di amache e divani morbidosi! In un batter d’occhio facemmo conoscenza con quasi tutte le persone del campeggio. Molte vivevano proprio lì in tende e furgoni da più di due mesi e lavoravano nelle vicinanze.

E’ stato qui che incontrai un ragazzo tedesco che aveva un’amica di Arese! Non potevo crederci! La sera poi,  raggiungemmo il faro alle 18 in punto per osservare il tramonto imperdibile di cui tutti parlavano. Effettivamente è stato il più emozionante e spettacolare tramonto che abbia mai ammirato… eravamo tra l’altro nel luogo adatto per l’avvistamento di balene! Talvolta infatti si scorgevano grosse code e qualche sbuffo d’acqua dei grandi cetacei che si godevano anche loro quella meraviglia.. Le macchine fotografiche intanto non cessavano i loro click tentando inutilmente di immortalare quello spettacolo. Il giorno dopo lo dedicammo alla spiaggia: Cable Beach. Era anche questa semplicemente magnifica: 22 chilometri di spiaggia bianchissima e semi-deserta. Il nome stravagante è dovuto al fatto che nel 1889 fu steso un cavo del telegrafo che, attraversando un tratto di oceano Indiano, la collegava a Java. Spaparanzati sulla sabbia, a due passi dall’Oceano, convenimmo tutti e sette che ci voleva un bel momento di relax così prima di affrontare quelli che sarebbero stati i nostri ultimi dieci giorni…

 

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