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Martedì 19 settembre 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo L'Australia di Letizia - Episodio 22

L'Australia di Letizia - Episodio 22

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19 ottobre 2011 - Il viaggio di Letizia si sta avvicinando alla fine. In questa puntata terminiamo la visita del Western Australia ed entriamo nei Northen Territory. Paesaggi completamente diversi e l'incontro ravvicinato con la cultura aborigena...

Un riposino “on the beach” per due giorni scarsi e poi, olè! Ci si ributta a capofitto nella natura australiana! L’ultima tappa del Western Australia sarebbe stata Karijini National Park. Quei due giorni furono i più attivi e avventurosi in assoluto. Questo parco si trova a circa 500 km nell’entroterra ed è completamente isolato da qualsiasi città. Nei dintorni si trovano moltissime miniere. Le giornate a Karijini passano come lampi mentre ci si diletta tra camminate, vedute mozzafiato, bagni in magnifiche pozze d’acqua naturale e percorsi trekking. La nostra truppa dei magnifici sette, quella mattina d’agosto era, così, dinnanzi a quello che è uno dei più spettacolari percorsi in tutto il parco...Ricordo che, attrezzati con acqua, spray anti-insetti e quant’altro, ci siamo ritrovati di fronte al cartello che illustrava i vari tipi di tragitto con i corrispondenti livelli di difficoltà.

Quale credete sia stata la nostra saggia scelta? Ovviamente il cammino dell’ultimo livello è stato votato all’unanimità! Quello per esperti atleti e scalatori! Diciamo che ci sentivamo in forma e senza nemmeno un’esitazione ci siamo avviati allegri e entusiasti. Per le prime ore tutto è filato liscio: trovammo magnifiche pozze d’acqua dolce (e gelata) dove i più temerari non esitarono a farsi una bella nuotata. Ci domandavamo dove fosse la difficoltà quando, a parte qualche roccia un po’ ingombrante che ostacolava il nostro percorso, tutto ci era sembrato una bazzecola. Proseguendo, però, iniziarono le vere sfide! Più volte ci trovammo faccia a faccia con gole altissime formate da enormi rocce rosse distanti un metro l’una dall’altra! Attraversammo la gola appoggiando mano destra e piede destro sulla parete di destra e mano sinistra e piede sinistro su quella di sinistra…poi proseguimmo passo dopo passo stile Spiderman. Se guardavamo sotto ai nostri piedi l’acqua di un fiumiciattolo scorreva veloce e limpida. E’ stato veramente divertente ed emozionante! Più avanti invece, per accedere ad un magnifico laghetto fu possibile nuotare oppure scalare una parete rocciosa. Così ci dividemmo in due gruppi: nuotatori e scalatori. Senza nemmeno avere un attimo di esitazione mi inserii nel secondo gruppo: non ci pensavo nemmeno ad immergermi in quell’acqua ghiacciata! Il percorso via-roccia però si rivelò presto considerevolmente più arduo che quello via-acqua!

Al ritorno, infatti, essendo rimasta l’unica scalatrice tra noi sette, dopo un po’ di tentativi, dovetti rinunciare, sarebbe stato troppo pericoloso! Così, facendo uno sforzo immenso, nuotai e, mentre barbellavo dal freddo, dovetti pure sopportare le risate dei miei amici nordici che ripetevano: “It’s definetely warmer than the North sea!” “ è senz’altro più calda del Mare del nord!”. Dopo Karijini finalmente solcammo il confine ed entrammo in un nuovo stato australiano: il Northen Territory (NT). La differenza tra paesaggio, vegetazione, fauna fu immediatamente percepibile. Il primo contrasto che si avverte è, appunto, quello ambientale: al deserto e ai bushes del WA si contrappongono le foreste, le palme e i baobab del NT. Tutto è molto più verde e la vegetazione molto più ricca. Nel NT ci sono solo due stagioni la Wet e la Dry. L’una corrisponde alla stagione delle piogge e va da settembre ad aprile e l’altra sarebbe la stagione secca, da aprile a settembre. L’animale simbolo dell’NT è senz’altro il coccodrillo. Questo animale può arrivare ai sette metri di lunghezza,  popola mari e laghi e corsi d’acqua. Ne abbiamo visti parecchi che si muovevano piano a mollo in quelle acque torbide. Per inaugurare il nostro ingresso nel Northen Territory andammo a visitare proprio una fattoria di coccodrilli, ma fummo cacciati dal burbero allevatore che non ha voluto farci partecipare al tour per quei nostri miseri cinque minuti di ritardo! Ma il ricordo più vivido che conservo di quel periodo è relativo al colloquio che ebbi con una donna aborigena. Eravamo in una cittadina chiamata Kununurra, abitata da una comunità di aborigeni. Sotto quel sole cuocente gironzolavamo per la cittadina scorgendo spesso gruppi di aborigeni scalzi che vagavano...Sembrava non avessero una meta. Con quelle loro gambine magre magre camminavano e camminavano, lenti più che mai.

Verso le tre di pomeriggio ci fermammo all’ombra di un grande baobab, quando sentii la voce di una donna. Una signora aborigena sdentata e sorridente avanzava verso di noi. Era impaziente di raccontarci la leggenda della sua cittadina e spiegarci cosa significassero le tre grandi statue che sorgevano a pochi metri da noi. “Nel Dream Time (l’Età del Sogno) - iniziò la vecchietta - il nonno di mio nonno dovette attraversare un corso d’acqua che il dio Terra gli aveva indicato in sogno, ma durante il tragitto rischiò di affogare sommerso delle onde del fiume in tempesta. Così un dingo (una specie di cane randagio australiano) arrivò e lo salvò sacrificando la sua vita…arrivato dall’altra parte del fiume l’uomo fondò Kununurra..”. La signora parlava sbiascicando sputacchiando e barcollando, con un inglese incerto: era visibilmente ubriaca. Nonostante ciò mi sentivo completamente al sicuro e mi stava persino simpatica quella vecchietta stramba che credeva con tutta se stessa in quelle storie che per noi hanno molto di più delle fiabe che delle verità religiose. Poi la signora mi mostrò una noce marrone grande poco più di un pugno. Era un seme di baobab che aveva staccato da un grosso ramo dell’albero. Poi lo aveva pulito e decorato con delle precise incisioni che raffiguravano un serpente. Con una mano accarezzava il tronco dell’immenso albero, quasi fosse una persona e con sventolava in aria la noce : “ Dentro qui c’è un liquido, bevetelo nel caso aveste problemi di diarrea!” disse facendoci l’occhiolino. Dopo un’oretta di conversazione ci congedammo dalla vecchietta. Per tutto il viaggio verso un improvvisata area-campeggio, pensavo a quanto dovesse esser stato difficile per loro fare i conti con la cultura occidentale, così lontana da quella loro dimensione magica e animista…

 

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