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Home Rubriche Aresini nel mondo La Malesia di Paolo - Episodio 24

La Malesia di Paolo - Episodio 24

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24 ottobre 2011 - Per Paolo un fine settimana a Macao. E nella doppia anima delle vecchia colonia portoghese, dal 1999 tornata alla Cina, alla fine si ritrova…a Venezia!

Kuala Lumpur,  20 ottobre 2011 - Era da parecchio che non me ne andavo fuori dalla Malesia, che non prendevo un aereo per visitare qualche altro Paese di questo immenso continente. Il fine settimana passato finalmente ho attraversato il Mar Cinese Meridionale da Sud-ovest a Nord-est per arrivare in Cina, o meglio in un angolo molto particolare di Cina. Sto parlando dell’ex colonia portoghese di Macao, riunitasi alla Cina nel 1999 dopo quasi quattro secoli e mezzo di dominazione portoghese. All’interno di quest’ultima è diventata regione ad amministrazione speciale proprio come la vicina Hong Kong, restituita alla Cina dalla Gran Bretagna due anni prima. Arrivo all’aeroporto internazionale di Macao (Aomen in cinese) venerdì sera dopo un volo di circa quattro ore. Il cielo era stato nuvoloso durante quasi tutto il viaggio e dal finestrino ero riuscito solo a scorgere per un momento il percorso sinuoso del mitico fiume Mekong mentre sorvolavamo il Vietnam...

Nemmeno un anno e mezzo fa ero laggiù che vi navigavo durante il mio lungo viaggio per il Sud-est asiatico. È la seconda volta che vengo a Macao, la prima era stata tre anni fa quando vivevo in Brunei, e avendo in quell’occasione più giorni di ferie ero riuscito a visitare anche Hong Kong, che dista solo un’ora di aliscafo da Macao. Le piste dell’aeroporto dell’ex colonia portoghese sono state costruite sul mare di fianco all’isola di Taipa che assieme a quella di Coloane più a sud e alla penisola di Macao un po’ più a nord forma la regione amministrativa speciale di Macao. In realtà ora il mare tra Taipa e Coloane è stato riempito di terra sulla quale nuovi palazzi moderni continuano a sorgere a ritmo incessante, mentre la penisola è unita a questo enorme isolone da tre lunghi ponti. Passata la dogana c’è ad aspettarmi la mia amica portoghese Cristiana, che fino alla fine di agosto era stata mia collega all’Università di Malaya. Sarà lei ad ospitarmi e a farmi da cicerone durante la mia breve visita. La prima cosa che colpisce di Macao sono le scritte: all’aeroporto, sui mezzi pubblici, sui segnali stradali e le insegne dei negozi: tutto è scritto in cinese e... in portoghese!

Curiosamente, nonostante Macao non sia più sotto il Portogallo e che pochissima gente a Macao sappia parlarlo, il portoghese continua ad essere lingua ufficiale assieme al cinese, ed anche per questo i corsi di questa lingua offerti da varie istituzioni sono molto popolari, cosa che ha permesso a Cristiana di trovare lavoro come insegnante in questo pezzetto di Cina. Macao è un posto particolare, una città stato (o meglio città regione) ad altissima densità di popolazione (18.428 abitanti per chilometro quadrato!), vicinissima alla Cina propriamente detta, al punto che dalla costa occidentale, quella cinese non è che a un paio di chilometri di distanza. Ma la cosa più curiosa di Macao è la sua schizofrenia: essa è formata infatti da due parti diversissime, quasi una l’antitesi dell’altra. Da una parte c’è la Macao portoghese, con le sue viuzze e i sui bei palazzi e chiese coloniali, praticamente un pezzetto di Portogallo trapiantato sulla costa cinese. Dall’altra, a poche centinaia di metri di distanza, c’è invece una Macao modernissima, in cui la gente viene da vicino e da lontano per giocare piccole o grosse quantità di denaro negli oltre trenta enormi casinò che costituiscono l’entrata economica principale di Macao. Di fatto Macao è diventata il primo mercato di casinò del mondo, superando persino Las Vegas.

Sabato mattina io e Cristiana abbiamo girato un po’ per la Macao più storica, soffermandoci nei luoghi che non ero riuscito a visitare durante la mia prima visita: il tempio buddista di Kun Iam, a due passi dalla casa di Cristiana, i giardini cinesi di Lou Lim Ieoc e altri bei palazzi coloniali in giro per il centro storico. Anche se l’avevo visitata la volta prima, era d’uopo tornare a passeggiare per la piazza storica centrale chiamata Largo do Senado, con la sua bella fontana, gli edifici portoghesi attorno e la Chiesa di São Domingos. Il pomeriggio invece si era già d’accordo di incontrare degli amici portoghesi di Cristiana al Venetian, uno dei più grandi casinò e il sesto edificio più grande del mondo per l’estensione della superficie dei suoi pavimenti, situato a Cotai, che sarebbe il nuovo territorio creato tra Taipa e Coloane che fino a non molto tempo fa era mare. Il Venetian, come dice il nome, è un potpourrì della nostra Venezia, pezzi ricostruiti della città dei Dogi e messi assieme per formare l’enorme edificio. Si entra dall’ingresso principale accanto al campanile di San Marco e al ponte di Rialto, e ci si ritrova in una lunga galleria in stile rinascimentale con tanto di colonne, fontane ed affreschi, che porta alla gigantesca sala gioco, piena all’inverosimile di ogni tipo di gioco d’azzardo e di persone intente a perdere (nella maggior parte dei casi) o a vincere (qualche volta).

Poi si sale al piano superiore e ci si trova a Venezia: una lunghissima calle che riproduce la Serenissima nei più minuti dettagli, con canali con tanto di gondole e gondolieri, negozi di ogni tipo, ristoranti, caffè... In alto un cielo azzurro screziato da nuvole bianche, solo che è un cielo artificiale, un soffitto dipinto ed illuminato ad arte che dà l’impressione di un cielo subito dopo il tramonto (vedi foto). Ci fermiamo in una piazza San Marco a mangiare, buffet indiano con camerieri filippini... Insomma, un posto senz’altro interessante, ma anche tanto kitsch... e poi tutto imperniato sui soldi, tanti soldi da giocare e da spendere... insomma non proprio pane per i miei denti. Dopo la sorpresa e la curiosità iniziale, ho proprio voglia di andarmene, tutto quel viavai, quella folla in continuo movimento mi stanno stancando... La giornata viene chiusa in bellezza con un giro per la Coloane vecchia con il suo lungomare alberato, e un’ottima cena portoghese a casa di colleghi di Cristiana. Il giorno dopo il tempo per un ultimo giro per una parte della città che l’ultima volta era ancora in costruzione (dove scopriamo un altro casinò e la ricostruzione di una piazza dell’Europa Centrale all’interno di uno dei nuovi edifici) e un pranzo veloce, ed è già ora di dirigermi all’aeroporto per prendere l’aereo che mi riporterà a Kuala Lumpur.

 

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