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Venerdì 20 ottobre 2017
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L'Australia di Letizia - Ultimo episodio!

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26 ottobre 2011 - Con quest'episodio si conclude l'avventura dei sei mesi di Letizia in Australia. E' ora di tornare a casa. Anche perché la lunga convivenza in un piccolo camper sta cominciando a creare un po' di nervosismo! Prima dell'Italia c'è però il tempo di immergersi nella cultura aborigena e c'è il ritorno a Sidney per i saluti con Natalia. Noi la ringraziano di questo diario che ci ha tenuto compagnia per 23 puntate e che, a giudicare dal saluto di Letizia, non è escluso che in futuro possa riprendere da una meta diversa!

Eccoci giunti all’ultimo episodio, sembra pazzesco ma siamo arrivati alla fine del lungo racconto! L’ultima settimana del viaggio la trascorremmo sempre nel Northen Territory. Nonostante fossimo tutti e sette in preda alla malinconia eravamo anche abbastanza felici di raggiungere finalmente Darwin. Vivere a contatto così stretto con un gruppo di persone ha sicuramente degli aspetti divertenti, ma dopo tre settimane, anche i risvolti negativi si fanno sentire: stesse facce tutte le sante mattine, stesse discussioni ogni giorno e ogni due per tre le stesse stupide e insignificanti questioni…

Ricordo che gli ultimi giorni non facevamo altro che litigare per le minime faccende come comprare pesce o carne oppure fermarci in un capeggio piuttosto che in un altro. Ma diciamo che una buona percentuale della giornata l’abbiamo comunque dedicata come sempre all’avventura e alla scoperta. Gli ultimi due parchi che visitammo furono Kakaku e Lietchfield. Il secondo è grande 1.500 chilometri quadri ed è ricco di cascate e percorsi trekking. Ma le cascate furono l’elemento decisamente più entusiasmante. Le Twin Cascades furono il pezzo forte. E’ stato magnifico nuotare fino a raggiungerle e tentare di entrare dentro di esse per poi soffermarsi ad ammirare quelle immense pareti d’acqua. Kakadu National Park invece è grande quanto la superficie del Veneto. Abbiamo trascorso quasi quattro giorni all’interno del parco e non siamo riusciti nemmeno a visitarlo interamente. Alcune zone infatti avrebbero potute essere raggiunte con un fuoristrada equipaggiato. Le strade erano estremamente tortuose: troppo impervie per un catorcio come il nostro Geffrey. L’aspetto interessante di questa visita fu la combinazione tra cultura e avventura. Infatti, oltre a esserci dedicati a trekking e avventura, abbiamo esplorato luoghi estremamente sacri per il popolo aborigeno. Il parco infatti, dichiarato territorio appartenente alla comunità aborigena ospita parecchi siti storici e diversi dipinti di arte aborigena. Dopo essermi battuta con alcuni miei compagni di viaggio che erano contro le visite guidate, riuscii a conquistare il favore della maggioranza e facemmo più di una escursione con un ranger esperto in arte e cultura aborigena.

Il primo incontro fu decisamente piacevole per tutti: il ranger era una ragazza bionda alta e molto attraente, il suo aspetto fisico contribuì così a catturare l’attenzione dei maschietti che seguirono la spiegazione molto diligentemente. Personalmente invece, il contenuto del discorso che fece fu decisamente interessante. Ci spiegò la spiritualità, il funzionamento e  l’organizzazione della società aborigena. E’ divisa in quattro gruppi. Ciascun aborigeno sa a quale appartiene e sa riconoscere in che gruppo rientri un qualsiasi individuo pur non essendoci nessuna caratteristica fisica distintiva! Una delle regole principali non ammette che membri di un determinato gruppo sposino o abbiano relazioni con membri di un altro. Il più grande peccato sarebbe quello di mischiare anche una minuscola quantità di sangue tra persone che hanno anche un lontanissimo legame di parentela o che appartengono a un determinato gruppo. Pensate che dei genetisti americani hanno dichiarato che il loro è in assoluto il sistema più infallibile che esista per evitare l’incesto. Come è possibile che siano riusciti ad elaborare un sistema così efficace senza l’utilizzo della scienza moderna? Loro dicono che degli dei nel Dream Time quando non esistevano altro che mari e terre, avrebbero dotato loro di questo sistema di organizzazione sociale. Anche per quanto riguarda il sesso ci sono dei tabù, per esempio, una volta entrati nel periodo dell’adolescenza, tra fratelli di sesso diverso non è possibile avere nessun tipo di scambio: nemmeno parlare! Spesso si deve far ricorso ad un terzo interlocutore per comunicare. Che stranezza! Immaginatevi ad esempio fratello e sorella che camminano a fianco a fianco in un lato della strada: uno dei due dovrà gridare per riferire ad uno sconosciuto dall’altra parte della strada, il messaggio che vorrebbe indirizzare alla sorella che si trova a pochi centimetri da lui!

La discriminazione nei confronti delle donne è quasi del tutto assente. Anzi, ci sono alcuni posti a cui solamente loro possono accedere. Noi, in particolare, percorremmo un sentiero al termine del quale sorgeva un immenso albero. Gli uomini non potevano entrare. Si racconta  che parecchi anni fa una vecchia signora aborigena passando vicino a quell’albero ebbe il ciclo all’età novant’anni. Le donne giovani e bambine si sedevano spesso lì attorno al fuoco per ascoltare i racconti della saggia, impregnati di magia e sogno. Sterminati prati, fiumi rigogliosi,  piante immense e rocce rosso fuoco: tutto quello ci circondava. Secondo gli aborigeni però la natura non era solamente fuori di noi, ma anche dentro. Il nostro corpo, la nostra mente, tutti noi non siamo altro che una manifestazione, uno dei mondi che si muovono all’interno di quel grande universo che respira: la Natura. Io, nel mio piccolo, osservando quel tramonto che colorava di rosso quel paradiso, riuscivo quasi a sentire la sacralità di quei luoghi, una sensazione vicina a quella che si prova in chiesa. Senz’altro fu impossibile evitare di riflettere sull’esistenza di una qualche potenza universale o dio, in qualsiasi modo si voglia chiamare questa misteriosa forza. Arrivati a Darwin però, tutta questa magia sparì e dovemmo fare i conti qualcosa di più concreto: il caldo asfissiante della città e quel sole che picchiava deciso sui nostri corpi intenti a lavare il nostro camper per benino prima di riconsegnarli. Quella sera la dedicammo alla baldoria ed andammo in giro per locali fino a tardi con la consapevolezza che, finalmente, di li a poco, saremmo scivolati un dolce sonno nel tanto amato letto del nostro ostello…

Una visita veloce alla città e già era ora di prendere l’aereo per Sydney dove la mia amica cilena Natalia aspettava il mio ritorno…era già tutto finito! Salutai i miei compagni di viaggio: tutti e sei premevano affinché rimanessi in giro con loro. Purtroppo però in Italia avevo i miei doveri da assolvere. L’università lasciata a metà e la mia squadra di basket erano le prime mie preoccupazioni, ma sono sicura che se fossi partita dopo aver finito gli studi non avrei esitato un attimo! Ora mai anch’io ero caduta nel tunnel del viaggio! Ricordo la sensazione provata nel tornare a Sydney: sembrava di far ritorno alla mia seconda casa! Nell’appartamento a Bondi Natalia mi aspettava più felice che mai. La tristezza che invase sia me che lei il giorno della mia partenza fu davvero grande: in fin dei conti rappresentava quasi una sorella per me in quel contesto…Guardando i risvolti positivi però, ho un invito in Cile! Ora posso dire che adoro l’Australia e che adoro viaggiare. L’occasione per ricevere più stimoli diversi, il modo per sprigionare tanta energia, per sentirmi viva, questo e tanto altro è viaggio per me. Ma come faro ora? Ci sono talmente tanti posti che mi che mi tentano! L’elenco sembra infinito. Direi quindi che in questo ultimo episodio non vi sto dando un vero e proprio addio, ma solamente un “arrivederci alla prossima avventura”!

 

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