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Martedì 19 settembre 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo Il Brasile di Alberto - Episodio 1

Il Brasile di Alberto - Episodio 1

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03 novembre 2011 - QuiArese recluta un nuovo "corrispondente"! Si tratta di Alberto (nella foto con con due gemelli del quilombo di Matão), che da alcuni anni vive in Brasile e opera come volontario in una associazione che si occupa del reinserimento socioeconomico delle comunità afrodiscendenti. Ad Alberto ci lega un'amicizia di vecchia data, iniziata nei primi anni '80 quando sia noi che lui scrivevamo per Aresezero, la storica testata aresina che per anni ha informato i cittadini di quanto succedeva ad Arese e che in un certo qual senso è stata all'origine dell'idea di QuiArese. Giusto a tutolo di cronaca, Alberto è molto più vecchio di noi! Benvenuto a bordo vecchio amico e alla prossima!

Sia ben chiaro: il Brasile di Alberto è solo ed esclusivamente suo. Radicalmente soggettivo nel tentativo di non ripassare stereotipi fin troppo diffusi. Per cui difficilmente mi troverete a parlare di mulatte, spiagge tropicali, ballerine, samba e altre ridicole amenità che generalmente vengono sciorinate quando si parla del Brasile. Magari come tuttologi improvvisati dopo un frettoloso primo contatto durante uno dei tanti viaggi costruiti su misura per aspiranti turisti dell’insostenibile leggerezza dell’ignoranza. E visto che a questo punto mi sarò già cucito addosso un variegato abito di saccenteria, sarà bene che dia perlomeno il minimo indispensabile di informazioni sulla mia permanenza in Brasile.

Nel 2004, dopo la morte di mia moglie Grazia, decisi che era giunto il momento di cambiare radicalmente vita. Riuscii a farmi inserire in un piano di ristrutturazione aziendale e, approfittando della vocazione al massacro manageriale che generalmente contraddistingue molte multinazionali, mi fu relativamente facile farmi licenziare in anticipo e andarmene in pensione di anzianità (a proposito esiste ancora in Italia?). Feci un viaggio in Brasile ripercorrendo a ritroso alcuni itinerari già percorsi con mia moglie e mia figlia nel 1991 e, tra le altre sorprese, rincontrai Gigetto (Luis) Zadra, mio vecchio amico di infanzia, già missionario comboniano, e ora impegnato in un progetto di riscatto delle comunità afrodiscendenti dello stato della Paraíba. Nella primavera del 2005 tornai in Brasile per fare un documentario sull’attività dell’amico Luis, conobbi varie persone tra le quali una certa Francinete che nel 2007 sarebbe diventata mia moglie. Ed ora eccomi qui con il mio permesso di soggiorno permanente come pensionato e iscritto all’AIRE. AIRE: anagrafe italiani residenti all’estero. Una specie di strumento di tortura burocratico al quale gli italiani residenti all’estero sono obbligati a iscriversi. Praticamente perdi tutti i diritti di cittadino italiano senza guadagnare niente in cambio: un modo originale che la tua patria di origine ti propina per farti sentire veramente straniero nel paese dove risiedi e farti rimpiangere di aver lasciato l’Italia. In compenso grazie ad una legge stupida e anacronistica (Legge N. 91/1992) centinaia di migliaia di discendenti di emigrati italiani che nulla conoscono dell’Italia, a cominciare dalla lingua, possono ottenere la cittadinanza italiana e addirittura avere diritto al voto.

Fine delle geremiadi e parliamo del presente. Nostalgia dell’Italia? Come potete immaginare per niente. Se non fosse per mia figlia e i due nipotini (e una terza in arrivo, magari sarà già nata quando queste righe usciranno!) potrei e quasi vorrei dimenticarmi della triste situazione in cui l’Italia è andata a cacciarsi. Soprattutto se penso ai tassi attuali di sviluppo del Brasile. Ma non tutto quel che luccica è oro. Purtroppo, se è vero che il Brasile è ormai proiettato ad essere uno dei paesi più potenti e ricchi del pianeta, non altrettanto rosea è la situazione interna. I ricchi, anzi i ricchissimi, sono moltissimi, ma come contraltare almeno sedici milioni di brasiliani vivono ancora sotto la soglia di povertà. In particolare il problema è diffuso soprattutto nel Nordest e nella popolazione di colore. Ebbene io vivo nel Nord est del Brasile (João Pessoa, stato della Paraíba) e, come volontario, lavoro in una associazione che si occupa del reinserimento socioeconomico delle comunità afrodiscendenti (i cosiddetti quilombo). Ma di tutto questo comincerò a parlare nelle prossime puntate. Per adesso quindi un caloroso saluto e a risentirci a presto.
PS. Per essere sincero devo ammettere che un pò di nostalgia della mia Arese ce l’ho!

 

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