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Domenica 28 maggio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo Il Brasile di Alberto - Episodio 2

Il Brasile di Alberto - Episodio 2

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Siamo al secondo appuntamento con il Brasile e Alberto ci parla del caso della mancata estradizione di Cesare Battisti visto da un'ottica brasiliana. Nota di servizio: avevamo definito Alberto più vecchio di noi…facciamo ammenda, ha solo molta ma veramente molta più esperienza di noi!

09 novembre 2011 - Ho aspettato volutamente a esprimere un mio parere sulla vicenda dell’estradizione negata di Cesare Battisti. La decisione presa dall’ex presidente Lula, nel suo ultimo giorno di mandato, non mi aveva preso di sorpresa, ma non avevo messo in conto che Lula sarebbe arrivato a commettere un atto di vigliaccheria così grande. Sono sempre stato, e continuo a essere, un estimatore di Lula e di quanto egli ha fatto per il cambiamento e per lo sviluppo del Brasile nei suoi otto anni di presidenza. Senza di lui la storia del Brasile avrebbe certamente preso un’altra direzione. Tutto questo, però, non basta per giustificare e nemmeno comprendere una decisione così sconcertante come quella di negare l’estradizione del “terrorista” Cesare Battisti.

Il fatto è che esiste in Brasile un gruppo di potere ben nutrito e potente che si riconosce e si muove nell’ambito di una ideologia che definirei di “esquerdismo dogmatico” (sinistrismo dogmatico). Molti di loro hanno combattuto la dittatura militare, hanno contribuito a farla cadere, e oggi che sono al potere si considerano censori e giudici unici del “politicamente corretto”. Giungendo in alcuni casi, e quello di Cesare Battisti è emblematico, a proporre una interpretazione totalmente distorta della realtà, con tutte le conseguenze del caso. Per capire meglio quanto sto affermando vorrei riportare due citazioni di provenienza radicalmente diversa e, in certo modo, rappresentative dello stesso modo di pensare. La prima è dall’intervento difensivo dell’avvocato di Battisti, Luis Roberto Barroso. Barroso non è l’ultimo arrivato, anzi brilla come una stella nel firmamento forense brasiliano ed è stato protagonista di processi memorabili. Ecco il passo: “Il Brasile ha concesso l’amnistia a militanti di sinistra, a militanti di destra e ad agenti dello stato per lo stesso tipo di fatti successi durante lo stesso arco di tempo. Abbiamo dato l’amnistia agli agenti dello stato, a uomini che hanno torturato ragazzi e ragazze di 18 e 20 anni con scariche elettriche nella vagina, nel pene, nell’ano, prima di gettarli dagli aerei, di strangolarli, o di rinchiuderli legati negli scarichi fognari fino a morire. Se noi abbiamo dato l’amnistia a tutti, non solo è moralmente legittimo ma anche moralmente auspicabile che il Presidente della Repubblica del Brasile non punisca in Brasile persone che qui si sono rifugiate per fatti che noi politicamente abbiamo deciso di non punire”.

In parole povere: se il Brasile ha finora accettato di lasciare impuniti tutti i tipi di nefandezze commesse durante la dittatura militare, perché dovrebbe cambiare metodo ora con Cesare Battisti? La seconda citazione è di un certo Allex Mello, un signor nessuno, che ha lasciato il suo commento in calce ad un articolo apparso su Carta Maior, potente magazine on line di sinistra: “Il tipo (Cesare Battisti) ha lottato in un piccolo ma eroico movimento contro la mafia che aveva nelle sue mani lo stato, con la protezione dalla chiesa, e si continua ancora a considerarlo un assassino? Abbiamo bisogno di “assassini” come lui qui in Brasile, per far fuori questa “mafia” politica che distrugge il nostro paese!” L’ignoranza dogmatica a braccetto con la tronfia eloquenza forense, altrettanto dogmatica! Le due facce della stessa moneta che rivelano la tragica schizofrenia di una democrazia che, mentre pensa di poter dare lezioni morali e giuridiche al resto del mondo in nome di una specie di controcolonialismo di ritorno e di una proiezione a diventare in breve una delle maggiori potenze economiche del mondo, in realtà non ha ancora affrontato e risolto i suoi problemi con il periodo della lunga dittatura militare.

Colgo l’occasione per togliermi altri due “sassolini”. Il senatore Eduardo Supplicy, stimato e potente politico del PT di San Paolo, è stato uno dei più accaniti e autorevoli sostenitori della causa di Cesare Battisti, della cui amicizia si è sempre fatto vanto. Ai tempi fece scalpore una fotografia in cui lo si vedeva, con molti altri deputati e senatori brasiliani, stringendo, in segno di solidarietà, la mano di Cesare Battisti, allora in prigione. Ebbene, dopo la sentenza definitiva a favore della permanenza in Brasile di Cesare Battisti, un giornalista gli ha chiesto se questo avrebbe potuto avere conseguenze sulle relazioni diplomatiche tra Italia e Brasile. Ecco la risposta: “La maggiore conferma che le relazioni tra i due paesi restano ottime sta nella visita che Barbara Berlusconi sta facendo in Brasile con il suoi fidanzato, Alessandro Pato”. Se è una battuta, è tragica! Se, al contrario, l’affermazione è seria, beh, certe fregnacce, direbbero a Roma, caro senatore vai a raccontarle ai tuoi allocchi! Secondo sassolino. Nella fotografia citata c’era anche Luis Couto, deputato federale paraibano che conosco personalmente e che è molto impegnato nella lotta per i diritti umani. Evidentemente, in questo caso, schierandosi a favore di Battisti, ha pensato che la vittima fosse Cesare Battisti e non le vittime dei suoi attentati e, di conseguenza, il popolo italiano. Quando vidi quella foto feci una promessa: “La prima volta che incontrerò Luis Couto mi rifiuterò di dargli la mano dicendogli che non intendo stringere quella stessa mano che ha stretto quella di un terrorista”. Così è stato.

Durante l’ultimo Incontro delle Comunità quilombolas della Paraíba, ad un certo punto è arrivato come ospite anche Luis Couto. Mi ha visto, si è avvicinato per salutarmi e io mi sono ricordato della promessa. “Non posso stringere la mano che ha stretto la mano di un terrorista. Tu non hai rispetto per la democrazia italiana”. La reazione di fronte ad una dichiarazione così inaspettata è stata gelida: “E tu non conosci la democrazia brasiliana”! Immaginatevi se io sono stato zitto: “Io non ho detto che conosco la democrazia brasiliana. Ho solo detto che tu non rispetti la democrazia e il popolo italiano”! “E tu non conosci i diritti umani, e adesso lasciami perdere che ho da fare!” fu l’immediata e stizzita risposta.  Non ci siamo più incontrati né, a dire la verità, mi interessa molto. Continuerò a stimarlo, ad appoggiare la sua lotta per i diritti umani, ma il suo sinistrismo dogmatico mi ha lasciato l’amaro in bocca. Ultima annotazione. Non ho volutamente parlato della superficialità con cui il governo italiano ha affrontato tutta la vicenda. Né delle ridicole e offensive dichiarazione di certi esponenti politici della destra italiana che hanno avuto l’unico merito di aumentare la tensione fra i due paesi. Ma per il resto che cosa vogliamo: non è l’Italia un paese di merda? Parola dell’onorevole Berlusconi.

 

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