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Martedì 25 luglio 2017
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Home Rubriche Aresini nel mondo La Francia di Francesca - Episodio 1

La Francia di Francesca - Episodio 1

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13 dicembre 2011 - Ed ecco un altro aresino nel mondo! Si tratta di Francesca, che grazie al progetto Erasmus sarà a Parigi fino alla fine dell'anno accademico. In questa prima puntata Francesca ci parla della città, della sua multiculturalità e fa anche una serie di interessanti considerazioni sul sistema universitario francese in paragone a quello italiano. Francesca è la terza da sinistra nella foto... multietnica!

"Voilà. Mi chiamo Francesca e da circa tre mesi sono ospite della capitale francese, dove mi tratterrò fino alla fine dell'anno accademico. Parigi é meravigliosa, c'é poco da dire. Rinuncio spesso a prendere la metropolitana per passeggiare e poter ammirare i suoi scorci suggestivi. Gioco a far l'autentica parigina, ma a stento riesco a nascondere il mio continuo entusiasmo: ogni angolo della città, ogni piccola via meritano di essere visitati. Non c'é quartiere che si somigli, e non sia degno di attenzione. Anche le zone all'apparenza meno parigine, perché soggette a un'elevata presenza straniera, hanno un fascino particolare. Colori, profumi, volti: tutto cambia radicalmente da un arrondissement all'altro. Una polifonia di culture. Così, se mai si avverte il bisogno di staccare un po' la spina, allargare i propri orizzonti, non si é certo costretti a prendere l'aereo e spostarsi dall'altra parte del mondo. Qualche fermata di metro e ci siamo: Cina, Turchia, India, Arabia Saudita, eccetera. Ce n'é per tutti i gusti. E per restare in tema, Parigi offre una vasta gamma di sapori, delizie pronte a soddisfare qualsiasi palato. Per la sottoscritta, golosa cronica, questo é il paese dei balocchi.

Colonna portante della metropoli parigina, é la vita culturale. Tra Opéra e teatri, cabaret e concerti, esposizioni artistiche e conferenze: insomma, c'é l'imbarazzo della scelta. Se solo le giornate contassero trentasei ore, anziché ventiquattro, forse si riuscirebbe a stare al passo e assecondare i propri capricci culturali. Dopo aver patito le pene dell'inferno in un insignificante liceo classico della provincia milanese (i miei compagni di sventura sanno per esperienza a cosa mi riferisco) e conseguito il diploma di maturità, mi dedico interamente ai piaceri della vita universitaria. Studio Comunicazione Interculturale all'Università di Milano Bicocca, e qui continuo parallelamente la mia carriera universitaria presso la Sorbonne Nouvelle, a Paris III. Il percorso accademico scelto prevede lo studio delle scienze della comunicazione, con una lingua orientale a scelta tra Cinese, Giapponese e Arabo. L'originalità di questo corso di laurea, che all'apparenza può sembrare superficiale e poco versatile in vista di una professione futura, consiste proprio nell'eterogeneità delle discipline trattate, le quali variano tra sociologia e psicologia, antropologia e etnografia, pedagogia e linguistica, eccetera. Lo studio di una lingua orientale é la ciliegina sulla torta. Per la sottoscritta, che mai avrebbe pensato di proseguire i suoi studi in Italia, questo corso é stato amore a prima vista. Un vero colpo di fulmine che continua ad appassionarmi da un anno a questa parte. E' il mio riscatto dalle frustrazioni e delusioni del liceo, di cui conservo un ricordo amaro. Fortuna vuole, si tratta di un capitolo ormai chiuso da tempo.

La mia vita parigina, che poco si addice al leggendario stereotipo Erasmus, dedica troppo poco tempo a questa grande ricchezza. Chi fra voi ha intenzione di mettersi in gioco ed iniziare una simile avventura universitaria stia bene in guardia: in Francia si lavora, lavora duro. Mi ricordo ancora quando, prima di partire, mi consigliarono di trascorrere questa esperienza in un paese il cui sistema universitario mi avrebbe consentito di proseguire gli studi senza negarmi alcun divertimento. Ebbene, Mrs. Stachanov in persona ha preferito tapparsi le orecchie e ora si lecca le ferite. Con mia grande soddisfazione, ammetto di essere stata fortunata a trovare dei corsi corrispettivi a quelli che quest'anno dovrei frequentare in patria. Persino la lingua cinese, grande incubo e perverso amore, mi tiene compagnia in questa parentesi parigina. Frequento con fatica una classe di livello pre-intermedio, in cui la presenza di cinesi madrelingua regna sovrana; i parigini autoctoni si contano sulle dita di una mano, e io, in quanto straniera sia alla lingua cinese sia a quella francese, sono considerata una specie rara. Oltre alla complessità intrinseca a questa lingua orientale, si aggiunge la difficoltà di dover far fronte alle lacune innegabili delle mie competenze linguistiche. Contando solo un anno di studio di cinese, é evidente che sia svantaggiata, rispetto al resto della classe che gode già di un livello molto buono (i miei compagni francesi hanno alle spalle un intero percorso liceale di studio di questa lingua) se non perfetto, come nel caso degli studenti franco-cinesi. Sentirli leggere ad alta voce o far domande con una tale scioltezza é musica per le mie orecchie, e totale frustrazione per la mia coscienza. Chissà se prima o poi riuscirò anch'io ad orientarmi facilmente nei meandri di questa lingua.. Chissà se tante ore di studio, sudore e dedizione apporteranno concretamente i risultati desiderati.

Il sistema scolastico e, nello specifico, universitario francese, che gode di fama mondiale, é strutturato in modo molto simile a quello liceale italiano, a parer mio. A prescindere da peculiarità tecniche (quali la capacità di elaborare un testo scritto sottoforma di "commentaire" o "dissertation", ossessione dei professori locali e persecuzione dei poveri studenti), le modalità di valutazione, di partecipazione in classe, di composizione delle classi e di esaminazione rimangono fedeli alla scuola superiore. Ciò implica che le classi contino una ventina scarsa di studenti, gli esami o test abbiano luogo (ahimè) con una frequenza mensile, la partecipazione alle lezioni sia obbligatoria e tenuta in considerazione nella valutazione finale, e il rapporto studenti-professori meno formale che in Italia. Un aspetto che ho molto apprezzato é la presenza giovanile (ricercatori e dottorandi) nell'équipe di insegnanti: rendono spesso i contenuti delle lezioni più intriganti, mantenendo viva l'attenzione e presentando l'oggetto di studio in modo molto carismatico. Giusto per chiudere in bellezza questo panorama universitario parigino (che, intendiamoci bene, é puramente soggettivo e vuole escludere qualsiasi generalizzazione sull'istituzione universitaria francese in sé), spendo due parole sui servizi offerti agli studenti. Una caffetteria con meno di una ventina di posti disponibili, aule piccole e perennemente occupate dalle lezioni in corso, due anfiteatri minuscoli (che costituiscono un terzo di un'aula ordinaria della facoltà di economia della mia università), una biblioteca microscopica con un brusio di fondo alquanto irritante. Vi chiederete: e gli studenti dove studiano? Ebbene, nel caos della caffetteria o in quello paradossale della biblioteca. Niente aule studio, niente tavoli nei corridoi (già é un'impresa muoversi normalmente) dove confrontarsi con compagni, fare progetti di gruppo o semplicemente trattenersi prima dell'inizio delle lezioni. Tutti questi comfort, a cui mi ero inconsapevolmente abituata in Italia, mancano qui a Parigi: ciò si ripercuote inevitabilmente sugli standard della vita accademica.

Questo articolo non vuole essere una critica o una lamentela stonata, come si potrebbe facilmente intuire. Intendo solo evidenziare quanto, nonostante i continui tagli ai fondi universitari, la precarietà del sistema e le scarse possibilità lavorative, l'insegnamento universitario italiano sia di qualità eccellente. E se per riconoscerlo occorre partire in Erasmus, piuttosto che per qualsiasi altro progetto accademico-culturale, invito tutti a farlo e a rivalutare la propria posizione. Troppo spesso ci convinciamo che l'erba del vicino di casa sia più verde della nostra. Questa continua elaborazione del proprio punto di vista è il tesoro più prezioso che si possa portare a casa da un'esperienza simile. Senza dimenticare la ricchezza inestimabile di poter condividere lo stesso atteggiamento di confronto razionale con studenti e compagni di vita provenienti da ogni dove. Cammini diversi, distanti, che improvvisamente si intrecciano e si traducono in amicizie eterne. Imparare ad ascoltare, a pensare e a NON giudicare. Imparare a parlare, a capire l'altro ed apprezzare il divario culturale che inizialmente può presentarsi come un ostacolo insormontabile. Tutto questo possiamo ostinarci a leggerlo sui libri, studiarlo a memoria fino a convicersi che si vero, ma non ne capiremo mai il senso se non partiamo. E torniamo."

 

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