QuiArese

Giovedì 14 dicembre 2017
Text size
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Rubriche Aresini nel mondo Il Brasile di Alberto - Episodio 5

Il Brasile di Alberto - Episodio 5

E-mail Stampa PDF

In questa puntata del suo Brasile, Alberto ci propone la cronaca del viaggio nelle comunitá quilombolas del sertão da lui fatto dal 24 al 27 ottobre per visitare alcune comunità mai incontrate prima.

Niente di romantico, ancor meno di esotico, in questo viaggio che, Francimar, Luis ed io, abbiamo organizzato per visitare alcune comunità quilombolas dove finora non abbiamo mai messo piede. Partiti nel primo pomeriggio del 24 ottobre, arriviamo, dopo quattro ore di buona strada, a Santa Luzia dove dormiamo, ospiti di vecchi amici. Nella tarda mattinata del 25, arriviamo a Itaporanga, un’assolata e sonnolenta cittadina dominata da una grande statua del Salvatore, discutibile imitazione del famoso Corcovado di Rio de Janeiro. Sappiamo che da queste parti dovrebbe esserci una comunità nera chiamata Vila Mocó. Dopo varie richieste di informazioni andate a vuoto, finalmente troviamo una persona che riesce a darci alcune indicazioni, che ci sembrano abbastanza attendibili. E in effetti all’estrema periferia della città, ben isolato dal contesto urbano, si trova un agglomerato di abitazioni scalcinate e fatiscenti. Un ragazzino ci aiuta a orientarci e ci conduce da un uomo di media età che, per nostra fortuna, risulta essere il responsabile dell’associazione della comunità.

Superata la diffidenza iniziale, dalle parole del nostro interlocutore ne esce un quadro di dura discriminazione e esclusione. Nella comunità si respira un’aria pesante di scoraggiamento anche perché tutte le promesse fatte nel passato da politici e rappresentanti di associazioni e enti statali e privati, non hanno sortito alcun effetto. Lasciamo vario materiale informativo con la promessa di riprendere presto i contatti e ci rimettiamo rapidamente in cammino per Diamante dove ci stanno aspettando per guidarci al quilombo di Vaca Morta. Otto chilometri di strada sterrata non sempre in buone condizioni, conducono alla comunità che si trova esattamente sulla linea di confine di due enormi latifondi accuratamente demarcati da file inquietanti di steccati. Paulo, il nostro contatto con la comunità, ci racconta di come il trisavolo, insieme alla sua famiglia, si installò da queste parti nel 1905 dopo aver lasciato il Ceará in cerca di un posto dove poter vivere. Da allora la comunità é cresciuta, grazie anche all’arrivo di altre famiglie, cercando di garantirsi le più elementari forme di sussistenza, a cominciare dalla costruzione di un bacino artificiale per la fornitura dell’acqua soprattutto durante la stagione secca. Che il problema dell’acqua sia sempre stato in primo piano é facile da capire. Basta guardarsi intorno, tutto é secco e brullo, nonostante la stagione delle piogge sia finita da non molto. Il lago si é prosciugato una sola volta negli ultimi cinquant’anni; ciò non toglie che il problema del rifornimento idrico sia sempre all’ordine del giorno. Non é mai esistito, né é previsto a breve, un sistema di adduzione direttamente nelle case che, tra l’altro, si trovano tutte un bel po' sopra il livello del lago. E poi la qualità dell’acqua non può essere garantita in quanto nel lago vi entrano costantemente gli animali per abbeverarsi e per rinfrescarsi.

La soluzione più logica e facile sarebbe costruire per ogni casa una cisterna per la raccolta dell’acqua piovana. Per la realizzazione di una trentina di cisterne basterebbero circa 30.000 reais (poco più di 12.000 euro): un’inezia per il programma federale “Un milione di cisterne per il Nord Est”. Ma, se “Cristo si é fermato ad Eboli”, del quilombo di Vaca Morta si deve essere dimenticato perfino il buon Dio. Il problema é che, anche quando qualche ente federale si ricorda di Vaca Morta, non é che le cose vadano proprio per il verso giusto. Tutto cominciò nel 2003 quando la FUNASA (Fondazione Nazionale per la Salute) decise di intervenire contro il dilagare del morbo di Chagas nella comunità (grave malattia cardiologica che viene provocata dalla puntura del barbeiro, un tipo di cimice che prospera negli interstizi dei muri delle case di taipa, fango e legni intrecciati). Il programma prevedeva la costruzione di 24 case in muratura al posto di altrettante di taipa, in modo da togliere all’insetto l’ambiente naturale di crescita e rompere così il ciclo di diffusione della malattia. Ci fu la gara per l’assegnazione dei lavori, l’inizio fu promettente, ma ecco la situazione ad oggi, sei anni dopo:
- quattordici case sono state portate a termine (un eufemismo per dire che fino al tetto ci sono arrivati, anche se  poi i pavimenti e varie murature interne non sono mai stati completati; ciò non ha impedito che altrettante famiglie abbiano cominciato ad abitarvi);
- una non é mai cominciata;
- nove sono rimaste incomplete, a diversi stadi, ed ora la foresta se le sta ingoiando.

Nonostante le numerose proteste, gli abitanti di Vaca Morta non sono mai riusciti a capire che cosa sia successo, tantomeno chi sia il responsabile del fracasso del progetto. Una sola risposta certa hanno finora avuto dalla Funasa: che altre case vengano costruite se lo possono scordare; per i dirigenti dell’ente il programma é stato completato e quindi é impensabile che si riapra un’altra possibilità. Purtroppo questi fatti qui in Brasile sono all’ordine del giorno: la piaga della corruzione é parte integrante del sistema. Non per questo ci si può rassegnare. Prendo la mia telecamera e le mie macchine fotografiche e raccolgo la documentazione più completa che posso. Tornati a João Pessoa la prima tappa sarà dal direttore della Funasa e, subito dopo, dal Pubblico Ministero. Ma torniamo alla situazione della comunità. Fino ad alcuni anni fa la gente riusciva in qualche modo a sopravvivere grazie al lavoro che trovavano da svolgere come salariati a giornata nelle due fazende a fianco. Non é che le condizioni di lavoro fossero facili (una specie di lavoro forzato mascherato), ma almeno qualcosa da mettere sotto i denti si riusciva a procurare. Da alcuni anni tutto questo é venuto meno perché in ambedue le fazende é stata abbandonata la produzione agricola sostituita dal ben più redditizio allevamento di bovini. A causa di questi cambiamenti la comunità ha cominciato a disgregarsi; molti giovani sono andati a cercare lavoro a San Paolo e in altre città industriali contribuendo ad ingrossare le fila di un sottoproletariato urbano disperato e senza prospettive; altri fanno la stagione come tagliatori a cottimo di canna da zucchero nei vicini stati di Pernambuco, Sergipe e Alagoas.

A Vaca Morta sono rimasti quasi solo gli anziani e le donne con i bambini; in tutto 39 nuclei familiari. L’unica soluzione per invertire questo processo di distruzione é recuperare la terra sufficiente per poter riprendere un processo produttivo in grado di garantire un futuro per la comunità. É quello che si sta cercando di fare a cominciare dalla prima tappa che é il riconoscimento come  Comunità quilombola da parte del Ministero della Cultura. Oggi la comunità si trova in questa fase del cammino e noi siamo qui per aiutarla e sostenere. Ci ritroviamo nell’afoso salone della piccola scuola dove, dopo aver condiviso un magro quanto ospitale pranzo (chissà quanto gli sono costate le due povere scheletriche galline, peraltro molto saporite), Francimar e Luis spiegano pazientemente quali passi bisogna fare per ottenere il riconoscimento e il cammino successivo per l’attuazione dei diritti garantiti dal Programma Brasil Quilombola emanato dal governo Lula nel 2003. Sono già le tre e mezzo del pomeriggio e, seppur a malincuore, dobbiamo velocemente riprendere il nostro cammino verso altre comunità.

 

Il prossimo evento al QuiArese TechCafé

Banner

Banner

Banner

Le lettere

 

"Alcuni commenti sullo stato del verde pubblico"

21 ottobre 2017 - Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di un aresino, di professione agronomo, che fa il punto, per la verità parrebbe non molto felice, sulla situazione del...

 

"Quegli attraversamenti pedonali sono pericolosi"

31 maggio 2017 - Riceviamo e pubblichiamo questo intervento di un lettore che segnala la pericolosità di alcuni attraversamenti pedonali sui viali Sempione e Gran Paradiso, con l...

 

"Il mio progetto per un parco giochi inclusivo"

19 maggio 2017 - Riceviamo e pubblichiamo questa lettera di una lettrice che partecipato al bando relativo al bilancio partecipativo con un progetto relativo all’installazione di...

 

"Da anni reclamavamo maggiore disponibilità locali"

19 maggio 2017 - Riceviamo e pubblichiamo questa lettera ricevuta in merito all’articolo “Da biblioteca a sede delle associazioni: i costi” (leggi qui), nel quale venivano in...

 

"Ok i nuovi alberi, ma c'è anche da fare manutenzione"

16 dicembre 2016 - Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di questo lettore che, prendendo spunto dall’articolo sul progetto di piantumazione di viale Luraghi (leggi qui), fa qu...