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Home Rubriche Lettere "Ecco perché ai bandi partecipano in pochi"

"Ecco perché ai bandi partecipano in pochi"

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05 aprile 2016 - A seguito della serata organizzata ieri dall’amministrazione comunale di Arese per parlare del futuro del commercio locale (leggi qui l’articolo), pubblichiamo questa lettera aperta all’assessore Giuseppe Augurusa scritta da Paolo Galvani, direttore responsabile di QuiArese e socio del QuiArese TechCafé.

Gentile assessore Augurusa,
ieri sera ho presenziato all’incontro dedicato al futuro del commercio locale e alle risorse che l’Accordo di Programma dell’area ex Alfa Romeo mette a disposizione. Quando l’attenzione si è posta sui bandi emessi dal Comune per offrire contributi a fondo perduto, lei ci ha tenuto a sottolineare che non capisce perché qualcuno trovi questi bandi troppo complicati da interpretare, e io ho provato a spiegarglielo. So di non averla convinta. Quello che però, nero su bianco, c’è scritto nel bando è quanto meno di difficile interpretazione. Dato che lo scambio di battute è stato pubblico, mi permetto di scriverle questa “lettera aperta”. Sono certo che QuiArese le darà tutto lo spazio necessario a eventuali repliche.



Partiamo dal contributo che a ogni singolo negoziante il Comune è pronto a erogare. Lei ha sostenuto, e ha certamente ragione essendo l’estensore del bando, che questo contributo è fino a un massimo di 15.000 euro. All’art. 4 (Dotazione finanziaria), punto 2, si legge: “Il valore massimo dei singoli progetti di innovazione è definito in € 15.000”. Mi pare che sia ben chiaro che è il progetto in quanto tale a valere 15.000 euro e non il contributo erogato. Lei ha sottolineato che la cosa è chiarita nei punti successivi. Si legge quindi all’Art. 5 (Entità e tipologia del contributo), punto 1: “Il contributo erogabile è pari al 50% dell’ammontare complessivo delle spese sostenute (al netto di Iva e di altre imposte e tasse), sino a un massimo di 15.000 euro”. Alla luce del precedente articolo ed essendo nel testo presente una virgola, sembrerebbe ancora una volta che i 15.000 euro siano riferiti alle spese sostenute e non all’ammontare del contributo. Prendo però atto del fatto che l’interpretazione “autentica” è la sua.

Le ho fatto poi presente che di questi tempi per un commerciante è difficile sostenere in anticipo spese rilevanti per ottenere poi, in un momento futuro non precisato, meno della metà di quanto sborsato (sul contributo erogato grava un 4% di ritenuta di acconto che viene detratta all’origine e l’Iva non è rimborsabile), evidenziando come sia necessario per un commerciante tirare fuori di tasca propria almeno 6.100 euro per poter partecipare al bando. A quel punto, lei ha sostenuto che quella cifra è in realtà il 50% e non mi ha permesso di replicare. Si legge ancora una volta nel bando, articolo 5, punto 1: “Potranno comunque beneficiare del contributo solo gli investimenti il cui costo minimo (spese ammesse) sia pari o superiore a € 5.000,00.” Non mi pare che questa frase sia interpretabile e quindi mentre le concedo che l’interpretazione autentica dell’entità del contributo sia la sua (15.000 euro) qui non mi pare possano esserci discussioni.

Probabilmente la concitazione nello scambio di battute non ha aiutato a farle comprendere il mio rilievo e desidero qui scusarmi pubblicamente se, per carattere, tendo a essere un po’ deciso nei miei interventi. Quello che ci tengo a sottolineare è che le mie critiche, per quanto esposte in modo irruente, vogliono essere costruttive. Data la disponibilità del Comune a rimettere a disposizione le risorse eventualmente non utilizzate sarebbe utile che si prendesse nota delle criticità dei bandi già emessi, evitando di riproporle.

Mi permetto quindi di esporre cosa, secondo me, frena i commercianti dal partecipare al bando attualmente attivo.

  • Quando si parla di “innovazione del processo produttivo, del prodotto e del servizio anche attraverso: a) ricerca pre competitiva applicata; b) il trasferimento di conoscenze ed innovazioni tecnologiche; c) l’acquisizione e la registrazione dei brevetti” non mi pare che ci sia molta chiarezza su cosa sia ammissibile e cosa no. Lei ha parlato genericamente di innovazione, ma per un commerciante imbarcarsi nell’ideazione di un progetto (valutazione, preventivazione, presentazione documentazione) senza sapere se la sua domanda sarà ammissibile non è cosa semplice, quanto meno per la scarsità del tempo a disposizione. Prendo atto della sua dichiarazione relativa alla disponibilità degli uffici comunali a fornire chiarimenti agli interessati. La mia esperienza personale, e quella di altri con cui ho avuto modo di scambiare opinioni in merito, però, è che i chiarimenti - di qualunque natura - sono in generale piuttosto difficili da ottenere.
  • Il co-finanziamento al 50 per cento è pesante, in particolare alla luce di quanto evidenziato sopra: bisogna anticipare (tanti) soldi per riaverne solo la metà. Questo è possibile solo se si è già in ottica di investimento per altre ragioni non legate ai bandi. Difficile, in periodi di crisi come questo, pensare di varare ex novo un progetto importante. Stiamo parlando di piccolo commercio locale, non di medie e grandi imprese: qui si fa fatica a campare nel quotidiano.
  • Il contributo viene dato non solo su spese già fatturate, come è naturale che sia, ma anche su quelle già pagate, impedendo di fatto ai commercianti di fare leva sui tempi di pagamento per avere un po’ di sollievo finanziario. Il fatto che il bando preveda la possibilità di ottenere tutto il contributo all’avvio del progetto, quindi - si presume - prima che le fatture siano state pagate, a fronte del deposito di una polizza fidejussoria non mitiga né elimina il problema. Piccolo suggerimento: andate a parlare con un direttore di banca qui ad Arese per scoprire se una cosa del genere, per un valore di poche migliaia di euro, viene concessa facilmente e a quali condizioni. Capireste che la cosa è davvero difficile e che ancora una volta la valutazione del commerciante è che non vale la pena infilarsi in complicazioni burocratiche di tale portata.
  • Nel bando si dice che il contributo verrà revocato se la sede operativa della micro-impresa non rimane sul territorio di Arese per almeno 24 mesi dopo l’erogazione del contributo, quindi con un orizzonte temporale, partendo da oggi, che arriva a tre anni. Ma in un settore in crisi come quello del commercio locale si può avere la certezza di essere ancora attivi tra tre anni? E se per una qualunque ragione il commerciante fosse costretto a chiudere? Il contributo a fondo perduto diventerebbe un debito secco da restituire entro 90 giorni.

Per questi motivi i commercianti sono restii a presentare domanda di contributo attraverso questi bandi. Mi creda, a fronte di progetti di questo genere, se davvero necessari, è quasi meglio chiedere un prestito alla propria banca.

Cordiali saluti
Paolo Galvani

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