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L’importanza dei numeri. Più o Meno...

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04 dicembre 2015 - C’è ancora chi sostiene che i nostri politici locali non sono tenuti a rispondere su quanto viene evidenziato relativamente a problemi, domande, dubbi, osservazioni di interesse comune, su Facebook, Twitter o stampa locale. Nessun gruppo sui social, penso, sia organo ufficiale del Comune, che ha una sua pagina di informazione e un sito dedicato. Mi sembra che i gruppi presenti abbiano come scopo dare voce agli aresini su tutto quanto indicato in una dichiarazione di intenti o regolamenti e, in particolare, alla pubblicazione di ricordi, foto, commenti di carattere generale dedicati alla nostra Città.

QuiArese è un giornale online d'informazione locale e riporta notizie, segnalazioni, domande che riguardano il benessere e la sostenibilità del luogo dove viviamo. In tutti i casi, credo, al di là delle segnalazioni sul sito del Comune, chi governa la città dovrebbe dare ascolto e risposte. Si chiama "Qualità della comunicazione e trasparenza nei rapporti tra Istituzioni e Cittadini". Non mi pare che, a livello nazionale, i politici trascurino la lettura di giornali o social network, anzi essi prendono spunti per rispondere a critiche o per far tesoro dei commenti, per migliorare i loro programmi e il rapporto con i cittadini, ovvero i loro elettori. Abbiamo un premier che non si risparmia, ad esempio, nello scrivere anche giornalmente e più volte in un giorno sui social o sui quotidiani nazionali, e risponde con sue opinioni alle opinioni degli italiani.

Ciò premesso, non si può negare che per i cittadini è importante la conoscenza dei dati numerici, indicatori dell’andamento della gestione o della bontà dell’acqua o dell’aria oppure sulla qualità dei servizi, sicurezza e prevenzione, e così via. Non bisogna essere tecnici per capire se un numero supera i limiti fissati dalla Legge: ormai tutti sanno capire dalle analisi di laboratorio di sangue o urine, guardando i limiti minimo e massimo, se il valore del prelievo che lo riguardano sono positivi o negativi…

Spesso si pensa che le cose debbano procedere nell’ignoranza e solo quando succede qualcosa si ritiene dover presentare numeri, quasi per giustificarsi o, spesso, solo se i numeri sono a favore. Quale che sia lo strumento utilizzato (a voce presso gli sportelli comunali, a mezzo posta o mail, oppure siti o social o carta stampata) un “responsabile” deve fornire risposte, anche facendo capire, con coraggio, quando certe richieste non possono essere soddisfatte. Se un bambino chiede di mangiare un barattolo intero di marmellata, la mamma gli fa capire che non è possibile, altrimenti arriva il mal di pancia. Se il bambino fa notare che il barattolo di marmellata sta per cadere dal tavolo, il papà deve intervenire per correggere la posizione del barattolo ed evitare possibili danni a persone e cose…

Un esempio, leggendo qui e là i vari commenti, ci si chiede: se dal 2012, attraverso tutti i modi, si chiedevano i dati di qualità dell’acqua erogata dalla Casetta, perché nessuno ha mai detto che i dati mensili c’erano e dove erano visibili? Un post imprudente inserito su un gruppo di Facebook, ha avuto l’effetto di farci conoscere la bontà dell’acqua e renderci finalmente tranquilli, attraverso la pubblicazione dei dati da parte del vicesindaco.

Altro esempio: al convegno “Energia, Architettura, Paesaggio” tenuto presso la Casa dell’Energia e dell’Ambiente a Milano, cui ho avuto l’onore di partecipare, sono stati esaminati alcuni aspetti che legano il tema dell’incontro, divenuto cruciale con la rivoluzione industriale e, oggi, molto attuale per la diffusione sul territorio di un grande numero di impianti che producono energia da fonti rinnovabili e per le sempre più elevate prestazioni che vengono richieste agli edifici in termini sia di isolamento termico, sia di autoproduzione di energia, anche in questo caso da fonti alternative. Gli impatti sul paesaggio, da un lato, e sulla morfologia e l’impiantistica degli edifici, dall’altro, non sono di poco conto, come quelli indotti dalle innovazioni tecnologiche che sono di supporto ai nuovi modi di risparmiare e produrre energia.

Nel convegno sono stati presentati studi e dati sui vantaggi che comportano nuove costruzioni ad alta sostenibilità come la nuova stazione di Porta Susa a Torino o la nuova ala dell’orto botanico di Padova o l’introduzione di pale per l’energia eolica di dimensioni ridotte e bella estetica per produzioni di energia rinnovabile domestica e infine l’illuminazione a led delle strade di Milano. Senza entrare nel merito di tutti gli argomenti, che esulano dalla cronaca locale di cui stiamo scrivendo, sebbene ad Arese sia in costruzione l’importante edificio della nuova biblioteca che dovrebbe proprio avere caratteristiche ecologiche, vorrei fare un altro esempio, partendo dall’ultimo argomento.

L’introduzione dell’illuminazione stradale a led potrebbe essere insignificante per cittadini non tecnici se si fanno solo proclami del tipo “avete visto che belli i nuovo pali?” oppure “avete notato che bella luce abbiamo per i viali?”. Molto diverso è, invece, il messaggio che fornisce ai cittadini quali vantaggi fornisce il cambio tecnologico dell’illuminazione e quali sono i “numeri” reali che li dimostrano. Oppure gli svantaggi. Serve a poco dire: l’illuminazione pubblica è una delle voci di costo più elevate per un’amministrazione, in genere subito dopo le voci “dipendenti” e “istruzione” e la trasformazione a led fa risparmiare molto.

Importante è dire: con i led, la riduzione dei consumi di energia dei Comuni va dal 40 al 55 per cento, secondo lo stato degli impianti esistenti. La riduzione del costo annuo va dal 70 al 30 per cento, sempre secondo lo stato attuale. Tale risparmio si riversa sul risparmio corrispondente di tonnellate equivalenti di petrolio. Inoltre, per le lampade a led si attende una durata di vita media cinque volte superiore alle attuali e quindi c’è anche un risparmio di costi di manutenzione, anzi, in caso di guasto, non si ha più interruzione di lampade in serie. I led utilizzati rispettano le norme vigenti in materia di illuminazione stradale delle Leggi Regionali contro l’inquinamento luminoso e a favore del risparmio energetico, non ci sono emissioni di intensità luminosa verso l’alto e si ha una migliore concentrazione del fascio luminoso verso la zona da illuminare. I led non emettono mercurio o altre sostanze inquinanti. Altra possibilità è il monitoraggio a distanza con sistemi telematici del funzionamento della singola lampada. I numeri parlano. Facciamo l’esempio per Milano, dove l’investimento di A2a per la trasformazione a led è di circa 32 milioni di euro (vedi tabella).



Tutto ciò non esclude che ci possono essere svantaggi, ad esempio un presente in sala ha fatto notare che l’illuminazione stradale a led si presenta, percorrendo una strada, a fasci luminosi alternati a zone buie, ovvero non c’è continuità di luce. E forse la distanza tra i pali non può essere mantenuta uguale a quella dei pali esistenti, ma dovrebbe essere più ravvicinata, quindi con installazione di più pali, più lampada e più spesa rispetto a quella provvista. Spesso la sede stradale risulta illuminata, ma i marciapiedi o le piste ciclabili sono buie. Occorre tener presente che alcune strade hanno caratteristiche artistiche e le lampade devono essere adeguate al contesto.

Conclusione: l’importanza dei numeri è innegabile. Il linguaggio è comune e non c’è bisogno di traduzioni o interpretazioni. La chiarezza della comunicazione è anche nell’immediatezza visiva, nella possibilità del confronto. I numeri ci fanno capire cosa va bene e cosa va male e dove bisogna intervenire per migliorare. Anche i numeri delle lamentale o dei complimenti dei cittadini, monitorando le criticità, quelle risolte, quelle non risolte e quelle irrisolvibili spiegandone le motivazioni, rendono il rapporto Istituzioni-Cittadini collaborativo, sereno e costruttivo. Più o Meno.

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