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Home Rubriche Serena-mente "Perché non riesco a provare tristezza?"

"Perché non riesco a provare tristezza?"

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09 ottobre 2013 - Quando finisce una storia d’amore, lacrime, sofferenza e tristezza sono all’ordine del giorno al punto che, quando questo non accade, ci si stupisce. Vediamo insieme la storia di una lettrice.

Sono una ragazza di 26 anni. Premetto che da piccola ho avuto parecchi problemi famigliari: padre alcolizzato che picchiava mia madre e con cui non parlo da più da 10 anni per mia scelta e rapporto problematico con mia madre, che è spesso depressa e ha cambiato molti uomini, uno peggio dell'altro, e che quando avevo 21 anni mi ha cacciata di casa per cui non le ho parlato e l'ho esclusa dalla mia vita per 1 anno e mezzo. Ora, probabilmente per questi motivi, non riesco a vivere le relazioni amorose nel modo giusto. Faccio fatica a fidarmi, ad innamorarmi, mi arrabbio e mi metto spesso sulla difensiva anche per piccole cose, sono stata sempre io a mettere fine alle mie relazioni, a parte nell'ultima. Ma ogni volta mi ritrovo allo stesso punto, persino dopo una convivenza, e cioè a cancellare quasi del tutto l'altra persona dalla mia vita. Al momento del distacco magari mi sento persa e disperata, ma appena il distacco avviene, tempo qualche giorno (proprio uno o due) e tac, non soffro più e penso pochissimo a quella persona, non sento il bisogno di vederla o sentirla, non mi manca la sua presenza. Mi rimane in testa una vaga idea del rapporto che avevamo, delle cose che condividevamo, ma non penso a momenti particolari, non riesco nemmeno a cercare di rivivere la relazione per capirne gli errori e migliorarmi. Purtroppo nell'ultima storia che ho avuto, mi sono anche comportata in un modo "violento" in alcuni momenti in cui mi sono sentita mentalmente respinta da lui.
Nicky86

Cara Nicky86,
la domanda che introduce la Sua lettera "suona" quasi come una richiesta d'aiuto per esprimere le emozioni, specie quelle dolorose che caratterizzano, di solito, la fine delle relazioni amorose. Le informazioni fornite sulla storia familiare descrivono un quadro problematico, costellato probabilmente da sentimenti come la tristezza, la delusione, la rabbia, la frustrazione. Se queste emozioni sono state, per Lei, difficili da attraversare e tollerare, è possibile che abbia sviluppato una sorta di "strategia di sopravvivenza" fondata sul "divieto di sentire", per cui col tempo ha imparato a distaccarsene. In questo modo i piccoli-grandi drammi sarebbero stati vissuti con maggior freddezza, consentendoLe di andare avanti, nonostante tutto. Personalmente sono dell'opinione che trattenere, schiacciare o attutire le manifestazioni del mondo interno sia poco utile al benessere. Pertanto mi permetto di suggerire la possibilità di ritagliarsi uno spazio personale, privato ed intimo in cui "buttar fuori" senza censure, magari accompagnata dalla presenza esperta di uno psicologo, a maggior ragione considerando quando ha già dovuto sopportare in passato. Auguri.

Dott.ssa Valentina Giannella

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