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Alternanza scuola-lavoro: il parere della prof

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24 febbraio 2017 - Quando si tratta dell’alternanza scuola-lavoro non sono poche le domande che nascono pensando alle sue finalità, le sue conseguenze didattiche e alla gestione dei progetti. L’intervista che abbiamo condotto con la professoressa Albertina Riboldi, responsabile dell’alternanza scuola- lavoro del nostro istituto Russell-Fontana, ha permesso di creare un percorso esaustivo e chiarificatore. L’alternanza scuola-lavoro all’interno di un Liceo sostituisce il percorso formante già insito nelle finalità degli istituti tecnico-professionali e perciò assurge ad espediente orientativo che possa quantomeno indicare ad un alunno la probabile collocazione nel mondo lavorativo.

“La distribuzione all’interno del periodo scolastico senza il coinvolgimento dell’orario della mattina riguarda le classi terze, dal momento che le prime esperienze di alternanza richiedono il tutoraggio dei professori”, sottolinea la professoressa Riboldi, ponendo anche l’accento sulla differenziazione di esperienze tra le classi terze e quarte che “invece fanno attività concentrate perlopiù a giugno, anche se ci sono attività organizzate durante l’anno scolastico”.

L’obiettivo primario del percorso di alternanza risiede innanzitutto nella ricerca di attività coerenti con il percorso didattico, che siano quindi di supporto e di consolidamento a tutti quegli argomenti che vengono affrontati quotidianamente nelle ore curricolari. È presto per trarne una conclusione. Si cerca sempre una correlazione stretta con in programma svolto in classe affinché sia un approfondimento.

Il tutor di riferimento dell’istituto Russll-Fontana ha mostrato sicuramente un forte entusiasmo che vive in perfetto equilibrio con le preoccupazioni derivanti dalla gestione di un monte ore così elevato che spesso è diventato un elemento di conflitto con l’adempimento degli obblighi scolastici degli studenti coinvolti in tale progetto perché, spiega la professoressa, “200 ore non sono poche nell’arco di tre anni e conciliarle con il lavoro scolastico è difficoltoso. L’anno scorso ci sono state diverse interruzioni durante l’anno scolastico che hanno frammentato l’attività didattica. Ci sono tante potenzialità positive e limiti ma c’è anche un margine di miglioramento enorme”.

La formazione dei futuri lavoratori corre di pari passo a quella degli insegnanti che ricopriranno, in seno a tale esperienza il ruolo di tutor, che non può e non deve essere frutto di improvvisazione ma è un iter normalizzato e regolamentato da provvedimenti ad hoc: “Il ministero - prosegue Riboldi - sta attualmente attivando dei corsi di formazione. L’hanno scorso ha emanato una guida operativa legata alla riforma della Buona Scuola, dopo di che sono stati attivati dei corsi e quest’anno se ne stanno attivando altri, a cui parteciperemo, in base al tipo di progetto che si dovrà seguire. L’anno prossimo ad esempio con le classi terze si vorrebbe intraprendere un attività di azienda simulata che si svolge a scuola e parzialmente in azienda e deve essere fatta con la guida di un insegnante che se ne occupi. I singoli progetti devono dunque essere seguiti da tutor specifici”.

È presto per fare un bilancio dell’effettiva, e si spera positiva, ricaduta dell’alternanza sul rendimento scolastico, perché l’iniziativa ha avuto inizio solamente l’anno scorso con tempi molti ristretti di attuazione e, al secondo anno, nessun ciclo è stato ancora portato a compimento. È ancora in discussione il progetto di riforma della maturità e l’anno prossimo è previsto che le classi quinte, qualora tutto dovesse procedere così come auspicato, relazioneranno durante la maturità su queste esperienze. La valutazione dell’esperienza non è frutto di una valutazione univoca ma è diretta espressione della sinergia tra tutor scolastico e tutor aziendale, il quale esprimerà una valutazione sulla serietà, rispondenza agli impegni e sulle competenze acquisite dall’alunno, perché l’alternanza scuola lavoro è un progetto formativo che richiede soprattutto che siano in primis scolpite le qualità umane, affinchè un lavoratore possa essere definito tale.

Servizio di Ruggero Alario, Silvia Genoni, Beatrice Bedin, Carlo Carugati e Ada Schiattone

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