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Studenti Russell, una macchina per risolvere il cubo di Rubik

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17 marzo 2017 - Ancora una volta gli studenti del liceo Russell-Fontana si distinguono nello sfruttare le proprie passioni scientifiche per produrre con le proprie mani una geniale macchina. Marco Milanesi, Federico Leto Di Priolo, Alberto Giacalone sono semplici alunni di quarta che hanno realizzato un robot atto a risolvere il famoso cubo di Rubik su cui sicuramente ognuno di noi ha passato tanto tempo per capire come completare quelle maledette sei facce.

"Abbiamo sviluppato questo progetto - spiega Marco - per l’openday che ha l’obiettivo di ottenere nuove iscrizioni mostrando le potenzialità dei laboratori scientifici che offre la nostra struttura scolastica. Un progetto un po’ sfarzoso avrebbe certamente attirato l’attenzione del giovane pubblico accompagnato dai genitori”.

L’algoritmo di risoluzione è stato preso online, così come alcuni spunti per la struttura, così che l'Omega Team, nome che i ragazzi hanno assegnato al gruppo di lavoro, non ha incontrato particolari difficoltà se non nel programmare i vari movimenti che il robottino avrebbe dovuto eseguire per risolvere il cubo. "La macchina - confermano i ragazzi - non ha richiesto un grandissimo lavoro dal momento che l’algoritmo Kocemba, l'insieme delle mosse occorrenti alla risoluzione matematica del cubo, già esisteva."

Ma è tutto merito degli studenti o anche i professori hanno preso parte alla realizzazione? "L’unico stimolo - dicono i tre studenti - è stato quello del prof di informatica ma per il resto è stato un lavoro autonomo, una creazione indipendente dal tutoraggio esterno dei docenti".

La realizzazione di questa straordinaria macchina ha richiesto un paio di giorni di duro lavoro, ricompensati però dalla soddisfazione provata nel vedere l'opera funzionare e nel ricevere i complimenti dagli sbalorditi osservatori. Il procedimento di risoluzione del cubo è suddiviso in tre fasi: la prima è quella della scansione in cui ciascuna faccia del cubo, che viene analizzata mediante un sensore di colore. La fase successiva è quella di calcolo, in cui la macchina in pochi secondi elabora le mosse ottimali per completare l’arcano ungherese; questa operazione ha luogo nel Brick, l’unità centrale del robottino. Nella terza e ultima fase vengono applicate le mosse per mezzo di due motori, un servo motore che fa girare la struttura che sostiene il cubo da sotto e un large motor che lo fa ruotare sulla piattaforma. Il tutto è costruito con i pezzi del Lego per dare al progetto un aria divertente e accattivante.

"È alquanto paradossale - concludono sorridendo i ragazzi - come la nostra macchina sappia risolvere il cubo, cosa che noi non siamo mai riusciti a fare! È questo che ci ha spinto a realizzare il progetto”.

Servizio di Silvia Genoni, Beatrice Bedin e Ruggero Alario

© riproduzione riservata

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